Il termine di quindici giorni è perentorio o ordinatorio?

Con un recentissimo provvedimento del 27.09.2017, il Tribunale di Vasto, chiamato a decidere su un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo promosso da un correntista, ha aderito all’orientamento affermato dalla Corte di Cassazione (Cass. n. 24629 del 3.12.2015) secondo il quale “l’onere di avviare la procedura di mediazione delegata ai sensi dell’art. 5, comma 4, D.Lgs. n. 28/10, grava sulla parte opponente, con la conseguenza che la mancata attivazione della mediazione comporta la declaratoria di improcedibilità della opposizione e la definitività del decreto ingiuntivo opposto, che acquista l’incontrovertibilità tipica del giudicato”. Coerentemente con tale impostazione, il Giudice ha affrontato la questione se il tardivo esperimento della procedura di mediazione da parte dell’opponente “che è a ciò onerato” possa essere equiparato all’omesso esperimento della stessa, con conseguenze analoghe – in caso di risposta positiva- sul piano della improcedibilità della opposizione e della definitività del decreto ingiuntivo.

Sul tema della natura perentoria o ordinatoria del termine di quindici giorni che il Giudice, ai sensi dell’art. 5 del D.Lgs 28/2010, assegna alle parti per la presentazione della domanda di mediazione, nella giurisprudenza di merito si registrano diversi orientamenti oscillanti.

Nel variegato panorama di opzioni interpretative, il Tribunale di Vasto ha ritenuto di aderire alla tesi della natura non perentoria del termine assegnato dal Giudice per la presentazione della domanda di mediazione per un duplice ordine di ragioni:

– sotto un profilo meramente formale, “la mancanza di una espressa previsione legale di perentorietà del termine deve condurre alla conclusione che lo stesso abbia natura ordinatoria e non perentoria, in applicazione del principio statuito dall’art. 152, secondo comma, c.p.c.”;

da un punto di vista sostanziale, “non ricorrono i presupposti per desumere tale carattere di perentorietà in via interpretativa, sulla base dello scopo che il termine persegue e della funzione che esso adempie”.

In altre parole, conclude il Tribunale, la ratio legis della previsione del termine di quindici giorni risponde all’esigenza di garantire certezza dei tempi di definizione della procedura di mediazione, affinché “la parentesi extraprocessuale, che si apre con l’emissione dell’ordinanza di rimessione delle parti in mediazione, possa chiudersi entro la data di rinvio del processo ed in tempo utile ad evitare che il tentativo di raggiungimento di un accordo amichevole tra le parti ridondi in danno della durata complessiva del processo, provocando uno slittamento ulteriore della data di rinvio e, dunque, un allungamento dei tempi di definizione del giudizio”.

Tribunale di Vasto, sentenza del 27 settembre 2017 (leggi la sentenza)

Carolina Baietta – c.baietta@lascalaw.com

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