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Telecom, la scure di Genish 4.500 lavoratori in esubero

Telecom Italia annuncia il ricorso alla cassa integrazione per 3-4 mila dipendenti, con l’obiettivo di ottenere unilateralmente i risultato che l’ad Amos Genish non è riuscito ad ottenere dialogando con le parti sindacali. A gennaio Genish aveva annunciato un piano di esodi volontari ex articolo 4 della legge Fornero per a 6.500 dipendenti, la solidarietà espansiva a 4mila addetti, con l’obiettivo di assumere 2mila giovani in azienda. Ma i sindacati dopo una lunga trattativa si erano rifiutati di firmare l’accordo, un contratto che Genish aveva già spesato accantonando 700 milioni di costi straordinari nel bilancio 2017 e annunciando tagli per circa 400 milioni nel triennio compreso tra il 2018 e il 2020.
Mercoledì a sorpresa la società di fronte al muro dei sindacati ha inviato una lettera al ministero, chiedendo la cassa integrazione e denunciando 4.500 esuberi. Un espediente che secondo Genish «ha l’obiettivo di ridurre 2.800 esuberi full time».
L’ad di Telecom — che peraltro per realizzare il piano triennale ha appena ricevuto un bonus in azioni gratuite da 30milioni di titoli — vorrebbe «risolvere questo problema con tutte le parti rilevanti il più in fretta possibile». Dura la replica dei sindacati. «L’avvio da parte di Tim della procedura di cigs per riorganizzazione per 29.736 lavoratori è l’ulteriore atto di forzatura unilaterale messo in atto dall’azienda — precisavano in una nota le segreterie nazionali di Slc, Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil — . Una scelta sbagliata che, oltre a non aiutare a risolvere gli indubbi problemi che vi sono, alimenta un clima di lacerazione con i lavoratori, l’esatto opposto di quello che sarebbe utile per superare le difficoltà ».
Intanto ieri, a valle del primo cda del nuovo corso di Tim, Vivendi ha annunciato che è pronta a difendere il suo 23,9% dalle istanze di Elliott ( socio all’ 8,8%), minacciando di convocare una nuova assemblea per ribaltare il voto di quella che il 4 maggio scorsa l’ha ridotta in minoranza in consiglio. E una delle istanze che starebbe a cuore al colosso francese è quella degli acquisti Tim: ancora ieri Michel Sibony, chief value officer di Vivendi distaccato in Italia, si trovava in Telecom per alcune riunioni di lavoro. Il manager è decaduto dal suo incarico — di capo degli acquisti e dell’immobiliare di Tim — perché in conseguenza al cambio del consiglio Vivendi non esercita più il coordinamento e il controllo sul gruppo italiano. E così il cda del nuovo corso ha rimesso ad interim le deleghe in capo a Genish, il quale ha assunto Sibony come consulente, vanificando così la decisione del nuovo cda che voleva prevenire i conflitti d’interesse tra un manager che deve gestire importanti forniture sia per Vivendi che per Tim. Peraltro agli analisti che ieri chiedevano a Genish un commento sul nuovo cda il manager ha risposto: « Ci sono molti talenti e manager preparati che daranno un contributo e sono un valore per Tim. Ma il piano che viene attuato non cambia ed è quello DigiTim, lo stesso che è stato approvato a marzo dal vecchio cda » . Nell’ambito di questo piano Genish ha ribadito che Sparkle « non è strategica » , mentre la rete « potrebbe essere valorizzata con un Ipo, ma Tim ne manterrà il controllo ».
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