• Telecom, ecco i piani di Fossati

    Una lista di nomi di alto livello e caratura internazionale per il consiglio e un progetto industriale per Telecom. A questo sta lavorando Marco Fossati, azionista al 5%, in preparazione all’assemblea chiesta per “sfiduciare” il board targato Telco. Un appuntamento, che si preannuncia come un referendum nell’azionariato tra i sostenitori di un futuro legato a Telefonica e i fautori del modello public company, e che dovrebbe tenersi intorno a metà dicembre, dato che pare ormai assodato che sarà il cda già in programma per il 7 novembre a convocarla.
    L’impressione è che Fossati, nelle prossime settimane in viaggio tra New York e Londra, non sia solo e che la sua non sia un’iniziativa estemporanea. Già alla vigilia dell’ultima assemblea Findim aveva sollecitato la riforma dello statuto perchè fosse rispecchiata nel board la composizione dell’azionariato, per l’85%, se si includono anche le azioni di risparmio, in mano alle “minoranze” di mercato. Richiesta che era stata accolta con l’impegno da parte dell’allora presidente esecutivo Franco Bernabè a studiare l’ipotesi, ma che poi era rimasta lettera morta. Così, se la “conta” dovesse risolversi nel ribaltone, il nuovo consiglio risulterebbe nominato secondo i criteri vigenti che assegnano i quattro quinti dei posti alla lista maggioritaria e resterebbe in carica per un mandato pieno di tre anni, anticipando il rinnovo che comunque era previsto per fine aprile.
    Sottostante alla richiesta Findim è che Telecom abbia bisogno di un board esente dai potenziali conflitti d’interesse legati al ruolo di azionista-concorrente di Telefonica. Un’esplicita sponda alla formula della public company è arrivata dal ceo di Vodafone, Vittorio Colao, che all’inaugurazione dell’anno accademico in Bocconi ha sottolineato come il modello anglosassone, dove «le azioni si contano, non si pesano», «tutela meglio gli azionisti perchè sono trattati tutti in modo uguale». «Da noi in cda siedono solo consiglieri realmente indipendenti dagli azionisti – ha spiegato Colao – E il management deve operare per preservare il valore dell’azienda nel tempo».
    Per il consiglio Telecom in carica, la credenziale con la quale si presenterà all’appuntamento sarà invece il piano industriale che sarà presentato dall’ad Marco Patuano il 7 novembre. Un piano che, a quanto risulta, non dovrebbe contemplare la cessione di Tim Brasil (a meno che arrivi un’offerta irrifiutabile) e metterà in stand-by il progetto di scorporo della rete, per il quale al momento non ci sono evidenze di sufficienti benefici regolatori. Di fatto la procedura si è già arenata. L’Agcom attendeva infatti da Telecom per settembre un incartamento mai arrivato, con l’individuazione degli asset da scorporare, la governance ipotizzata per la newco e la road map con la tempistica di implementazione del progetto. Peraltro in Telecom c’erano già due gruppi di lavoro paralleli, l’uno sullo spin-off e l’altro sulla realizzazione dell’equality of input che prescinde dalla societarizzazione e andrà avanti. Sulla rete «la porta è sempre aperta», si è limitato a dire Giovanni Gorno Tempini, l’ad di Cdp che era candidata all’ingresso nella newco. Per Matteo Renzi, nessuna pregiudiziale su Telefonica, ma «è importante si faccia lo scorporo della rete». C’è da chiedersi comunque, se in assenza di entrate straordinarie (Brasile e cessione di una parte della rete), il piano Telecom possa autofinanziarsi o richiedere una ricapitalizzazione, magari modesta, finora sempre negata.
    Intanto, non hanno trovato riscontri le voci che davano per ieri l’incontro tra il premier Enrico Letta e il presidente di Telefonica Cesar Alierta. L’Asati – l’associazione dei piccoli azionisti che riunisce lo 0,9% del capitale – ha però messo le mani avanti, chiedendo a Palazzo Chigi di «emettere a valle dell’incontro un comunicato sugli esiti e sulla sostanza del colloquio, data l’alta sensibilità del tema con inevitabili riflessi sul mercato». Per Asati quello degli spagnoli è un «progetto scellerato» che, dopo la svendita di Brasile e Argentina, ridurrà Telecom Italia una «partecipata di Telefonica dal valore insignificante». «È ormai noto – scrive l’Asati nella lettera indirizzata al premier – che Telefonica infatti non apporterà, con il rinnovo dei patti Telco, tutti a favore del socio spagnolo, nessuna risorsa finanziaria, ma attuerà la dismissione di Tim Brasil e ridurrà sensibilmente gli investimenti in Italia con gravi ripercussioni anche sui livelli occupazionali e sull’indotto che oggi riguardano ancora 150mila persone».

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