Il tasso di mora esula dalla verifica in punto usura

Al fine di verificare l’usurarietà delle condizioni applicate ad un contratto di mutuo, gli interessi di mora non devono essere sommati agli interessi corrispettivi, né, possono essere singolarmente paragonati al tasso soglia usura. Questo  è quanto espresso dalla sentenza del Tribunale di Torino n. 1354/2016, qui in commento.

Nella specie, gli attori convenivano in giudizio un istituto di credito, per ottenere l’accertamento della diversa imputazione dei pagamenti effettuati alla sola quota capitale del piano di ammortamento, asserendo il superamento del tasso soglia ex art. 2 legge n. 108/1996 e l’indeterminatezza del contratto per mancata indicazione dell’Isc.

Costituendosi, la banca, contestava tutto quanto dedotto da controparte, evidenziando tra l’altro che il contratto di mutuo era anteriore al 2003, anno in cui è stato introdotto l’obbligo di indicare l’Isc nei contratti. Il giudice rigettava tutte le richieste istruttorie formulate da parte attrice e fissava udienza ex art. 281, sexies c.p.c..

Nella sentenza pubblicata il 29.11.2016, il Giudice, ha dapprima affermato che “seppur è vero in astratto che a partire dalle Istruzioni della Banca d’Italia dell’agosto 2009 tutte le spese escluse quelle per imposte e tasse debbano essere calcolate tra gli oneri su base annua per la nuova formula ai fini del calcolo del teg, non è possibile, ad avviso di questo Tribunale far riscorso alla sommatoria delle medesime con i tassi moratori ai fini del superamento del tasso usura”.

Il magistrato ha quindi osservato che gli interessi moratori e corrispettivi devono essere singolarmente valutati dal momento che, in caso di inadempimento del debitore e conseguente decorrenza degli interessi moratori, questi si sostituiscono e non si aggiungono agli interessi corrispettivi; ciò anche laddove le parti avessero determinato il tasso di interesse moratorio in una misura maggiorata rispetto al tasso dell’interesse corrispettivo. Tale determinazione assume rilievo esclusivamente sotto il profilo della modalità espressiva adottata per la quantificazione del tasso, ma non implica, in alcun modo, la sommatoria dell’interesse corrispettivo con quello moratorio.

Al pari,  alla luce della sentenza richiamata, non devono essere conteggiati all’interno del teg per la verifica dell’usurarietà del rapporto, nemmeno la penale di estinzione anticipata e le altre voci di spesa inerenti l’eventuale inadempimento dei mutuatari. Trattasi, infatti, di costi del tutto ipotetici: nel caso de quo, peraltro, non era stato nemmeno allegato l’inadempimento dei debitori.

Tanto chiarito circa la sommatoria dei tassi e delle altre voci di spesa pattuite, il giudice evidenzia come il tasso di mora non possa essere paragonato con il tasso soglia usura: le prescrizioni per la rilevazione, infatti, hanno sempre previsto e disposto che tali rilevazioni statistiche fossero condotte con esclusivo riferimento ai tassi corrispettivi quale prezzo di erogazione del credito. Quanto sopra appare ulteriormente confermato dal D.L. 132/2014, che ha introdotto un interesse legale di mora per le ipotesi in cui lo stesso non sia stato oggetto di specifica pattuizione ad opera delle parti.

Tale tasso è stato determinato con richiamo al tasso di interesse legale per le transazioni commerciali, di cui al D.lvo 231/2002, ovvero un tasso che sarebbe addirittura superiore al tasso soglia usura rilevato da Banca D’Italia. Ebbene, poiché non è possibile che un decreto abbia previsto un tasso usurario, è legittimo ritenere che, in realtà, l’ordinamento non ritenga valevole il tasso soglia usura con riguardo agli interessi moratori applicati ad un rapporto.

Sulla base delle argomentazioni sopra riportate, il giudice ha rigettato tutte le domande attoree confermando la legittimità dell’operato della banca convenuta.

Valentina Vitaliv.vitali@lascalaw.com

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