Tassi moratori e prova dell’usura

Il Tribunale di Taranto ha ribadito che l’usura deve essere provata attraverso precise allegazioni e ha escluso, in ogni caso, la sommatoria tra tassi corrispettivi e tassi moratori così aderendo all’ormai costante giurisprudenza.

Nel caso di specie l’opponente contestava la natura “eccessiva” ed usuraria dei costi di un finanziamento, tuttavia non mostrava i sintomi della contestata usura. Il Giudice, in seguito alla discussione orale della causa, ha evidenziato l’estrema genericità dell’opposizione e, per converso, la piena fondatezza del credito azionato.

La sentenza, infatti, ha confermato l’inadempimento del debitore, che ne ha determinato la decadenza dal beneficio del termine: “è pacifico che l’istante non abbia restituito il capitale alle scadenze concordate decadendo dal beneficio del termine e che, dunque, la somma oggetto di ingiunzione comprenda il capitale scaduto e non versato e gli interessi di mora”.

Chiarito che l’inadempimento del mutuatario comporta, quale naturale effetto di diritto, l’applicazione di interessi moratori, il Giudice ha escluso la possibilità di contestare la natura usuraria del contratto attraverso l’escamotage della sommatoria tra interessi corrispettivi e interessi di mora.

Il motivo è chiaro: “è ormai consolidato nella giurisprudenza di merito, cui questo giudice aderisce, condividendone le motivazioni, l’orientamento secondo cui, nel calcolo del TEG (tasso effettivo globale) convenuto in contratto, ai fini di confrontarlo con la soglia antiusura calcolata ai sensi dell’art 2 L 108/961, non deve sommarsi l’interesse moratorio previsto in contratto con l’interesse corrispettivo, stante la differente natura e funzione cui tali tassi assolvono”.

Il Giudice ha inoltre ritenuto opportuno ricordare che: “mentre, infatti, il tasso corrispettivo svolge una funzione di remunerazione del mutuo e va computato a pieno titolo nel TEG, il tasso di mora svolge una funzione sanzionatoria nei confronti del mutuatario inadempiente e risarcitoria nei confronti del mutuante, che subisce l’inadempimento, alla stregua di una clausola penale contrattualmente stabilita”.

La sentenza, infine, ha precisato che è la stessa norma penale (art. 644 c.p.) ad escludere la sommatoria, poiché il tasso di mora: “non è collegato sinallagmaticamente al mutuo, non avendo funzione di corrispettivo per la concessione del credito, ma ha natura di risarcimento in misura forfettariamente stabilita, previsto dalle parti in favore della banca mutuante in conseguenza dell’inadempimento del debitore”.

Tribunale di Taranto, 26 settembre 2018, n. 2392 (leggi la sentenza)

Carlo Giambalvo Zilli – c.zilli@lascalaw.com

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