Stop alle notifiche in Cancelleria se funziona la pec dell’avvocato

La Cassazione mette un freno alle notifiche effettuate direttamente (ed esclusivamente) presso la Cancelleria. A seguito dell’introduzione del domicilio digitale (che corrisponde all’indirizzo PEC che ogni avvocato ha indicato al Consiglio dell’Ordine di appartenenza), in materia di notifiche al difensore, non è più possibile procedere alle comunicazioni o alle notificazioni presso la cancelleria dell’ufficio giudiziario innanzi al quale pende la lite, anche se il destinatario ha omesso di eleggere il domicilio nel comune in cui ha sede quest’ultimo. Unica eccezione è il caso in cui, oltre alla mancata elezione del domicilio, l’indirizzo PEC non sia accessibile per cause imputabili al destinatario.

Sono queste le conclusioni a cui è giunta la Suprema Corte ritenendo fondato l’unico motivo di ricorso posto alla base dell’impugnazione nella sentenza in commento.

La Corte osserva che l’art. 16-sexies (rubricato “Domicilio digitale”) del d.l. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, come introdotto dall’art. 52 del d.l. 25 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, prevede testualmente: “Salvo quanto previsto dall’articolo 366 del codice di procedura civile, quando la legge prevede che le notificazioni degli atti in materia civile al difensore siano eseguite, ad istanza di parte, presso la cancelleria dell’ufficio giudiziario, alla notificazione con le predette modalità può procedersi esclusivamente quando non sia possibile, per causa imputabile al destinatario, la notificazione presso l’indirizzo di posta elettronica certificata, risultante dagli elenchi di cui all’articolo 6-bis del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, nonché dal registro generale degli indirizzi elettronici, gestito dal ministero della giustizia“.

Pertanto fatto salvo quanto disposto dall’art. 366 c.p. per il giudizio di Cassazione, la norma, nell’ambito della giurisdizione civile impone alle parti la notificazione dei propri atti presso l’indirizzo PEC risultante dagli elenchi INI PEC di cui all’art. 6-bis del d.lgs. n. 82 del 2005 (codice dell’amministrazione digitale) ovvero presso il ReGIndE, di cui al d.m. n. 44 del 2011, gestito dal Ministero della giustizia, escludendo che tale notificazione possa avvenire presso la cancelleria dell’ufficio giudiziario, salvo nei casi di impossibilità a procedersi a mezzo PEC, per causa da addebitarsi al destinatario della notificazione.

La prescrizione dell’art. 16-sexies prescinde dall’indicazione dell’indirizzo di posta elettronica ad opera del difensore, in quanto trova applicazione direttamente in forza dell’indicazione normativa.

In conclusione la norma limita la portata dell’elezione di domicilio fisico, la cui eventuale inefficacia (ad es., per mutamento di indirizzo non comunicato) non consentirà, la notificazione dell’atto in cancelleria, ma pur sempre e necessariamente alla PEC del difensore domiciliatario (salvo l’impossibilità per causa al medesimo imputabile).

La Corte, nella sentenza in commento, precisa infine che tale interpretazione non risulta in contrasto con precedenti orientamenti (Cass. n. 14969/2015, Cass. n. 22892/2015, Cass. n. 15147/2017) che non fanno applicazione dell’art. 16-sexies citato, ma si riferiscono all’assetto normativo antecedente alla sua introduzione; si ricorda infatti che la norma è entrata in vigore il 19 agosto 2014 trovando immediata efficacia nei giudizi in corso per gli atti compiuti successivamente.

Cass., Sez. VI Civile – 3, 14 dicembre 2017, ordinanza n. 30139

Tiziana Allievi – t.allievi@lascalaw.com

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