Spese legali, ti spiego perché non ti liquido

Se ritiene di non dover liquidare integralmente i compensi richiesti dal legale, il Giudice deve indicare specificamente le voci della parcella non provate, che andranno scomputate.

Questo è il principio enunciato dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza del 12.01.2018.

La vicenda trae origine dal decreto pronunciato dal Tribunale di Larino, con il quale veniva respinto il reclamo presentato dal legale, avverso il provvedimento con cui il giudice delegato al fallimento liquidava, in misura inferiore alla richiesta, i compensi per l’attività svolta in veste di difensore e procuratore del fallimento.

Avverso il predetto decreto, il legale del fallimento presentava ricorso per Cassazione ex art 111 Cost., dando così spunto alla Suprema Corte per porre un ulteriore paletto al potere discrezionale del giudice nella liquidazione degli onorari dei legali.

Infatti, con l’ordinanza in esame la Cassazione chiarisce che il giudice che intenda espungere delle voci dalla parcella del legale deve indicare esplicitamente quelle che ritiene non provate, non essendo sufficiente un generico riferimento a “voci non comprovate”.

Corollario di tale principio è che il legale è tenuto a provare le competenze maturate delle quali richiede la liquidazione.

Sul punto la giurisprudenza di legittimità è in linea con gli interventi del Legislatore.

Infatti, la Suprema Corte è intervenuta con una serie di pronunce volte a limitare il potere discrezionale del Giudice nella liquidazione della parcella degli avvocati sancendo che il giudicante deve indicare le ragioni per cui intende diminuire, perché richieste in misura eccessiva, ovvero eliminare del tutto, talune voci della parcella dell’avvocato.

Il Legislatore, invece, è intervenuto in materia introducendo l’istituto dell’equo compenso (Legge 4 dicembre 2017, n. 172) la cui disciplina colpisce con la nullità i casi in cui i compensi del professionista siano determinati in misura sproporzionata, in difetto, rispetto all’attività svolta.

L’orientamento univoco del legislatore e della giurisprudenza di legittimità, che emerge da quanto esposto, è quello di tutelare il diritto del legale a percepire un compenso adeguato all’attività professionale svolta.

Cass., Sez. I Civ., 12 gennaio 2018, ordinanza n. 667

Arianna Corsaro – a.corsaro@lascalaw.com

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