Spese legali e condanna ex art. 96 c.p.c.: ecco la vera sommatoria!

La sommatoria del tasso corrispettivo e di quello moratorio ai fini della verifica della legittimità dei tassi è inammissibile ed è principio ormai granitico in giurisprudenza.

L’ordinanza di rigetto in commento – relativa ad una causa patrocinata dallo Studio – è stata emessa lo scorso 20 aprile all’esito di un ricorso ex art. 702 bis c.p.c. presentato, innanzi al Tribunale di Catania, da una mutuataria che contestava l’applicazione di interessi usurari al contratto di mutuo fondiario sottoscritto nel 2004.

La ricorrente asseriva l’applicazione di un interesse complessivo, ottenuto sommando il tasso corrispettivo ed il tasso moratorio, superiore alla soglia usura ed affermava che tale sommatoria fosse proprio giustificata dalla lettura del contratto di mutuo. Alla prima udienza, peraltro, la mutuataria chiedeva la conversione del rito.

Il giudice adito rigettava la richiesta di controparte ed evidenziava come “la questione della cumulabilità degli interessi moratori a quelli corrispettivi ai fini della verifica dell’usurarietà o meno del contratto di mutuo intercorrente tra l’Istituto di credito ed il cliente è stata esaminata dalla giurisprudenza di merito, la quale in via maggioritaria si è espressa nel senso di vietare tale cumulo”.

Con riferimento al solo tasso di mora, poi, il magistrato sottolineava “che se il superamento del tasso soglia in concreto riguarda solo gli interessi moratori, pattuiti in misura percentualmente maggiore rispetto ai corrispettivi, l’eventuale nullità colpisce unicamente la relativa clausola senza involgere anche l’obbligo di corresponsione degli interessi corrispettivi convenzionalmente fissati al di sotto della soglia” specificando che, per i moratori, la soglia va maggiorata del 2,1% come prescritto dalle Direttive di Banca d’Italia.

Il Tribunale di Catania sembra così aver ribadito la propria posizione circa l’assurda tesi della sommatoria che, nonostante le diverse pronunce di merito, ha purtroppo ripreso piede in seguito alla sibillina ordinanza della Suprema Corte 23192/2017. Ma vi è di più.

Il giudice ritenendo la questione ormai pacifica ha condannato la controparte al pagamento di un’ulteriore somma ai sensi dell’art. 96 c.p.c.

Tribunale di Catania, sentenza del 20 aprile 2018 

Valentina Vitali – v.vitali@lascalaw.com

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