Sovraindebitamento: verifica della meritevolezza del debitore

Il Tribunale di Milano non ha omologato la proposta di accordo di composizione della crisi da sovraindebitamento formulata da un debitore, nonostante la stessa fosse stata approvata dai creditori rappresentanti il 60,63% del monte complessivo dei crediti.

Nel caso che ci occupa, un debitore, sovraindebitato in conseguenza di obbligazioni di garanzia assunte a favore di una società di capitali di cui era socio e che poi era stata dichiarata fallita, aveva domandato l’omologazione di una proposta di accordo ex L. n. 3/2012.

Al ricorso il debitore aveva allegato la documentazione prescritta dall’art. 9 della L. n.  3/2012, l’elenco delle spese necessarie al suo sostentamento e l’elenco degli atti dispositivi compiuti negli ultimi cinque anni, dando atto, inoltre, di aver donato alle figlie, nel dicembre 2014, la nuda proprietà di un immobile.

Con il ricorso era stata depositata anche la relazione particolareggiata del professionista incaricato a svolgere le funzioni di O.C.C. che attestava la fattibilità dell’accordo e rendeva nota a tutti i creditori la pendenza di due giudizi per revocatoria ordinaria, promosse da due distinti istituti di credito con riguardo all’atto di donazione sopra menzionato.

Il Giudice, verificata la regolarità e la completezza della documentazione prodotta, fissava con decreto l’udienza per l’omologa dell’accordo, dettando le disposizioni necessarie a dare la pubblicità alla proposta ed alla formazione della volontà dei creditori.

Successivamente, il professionista informava i creditori dell’approvazione della proposta a maggioranza, indicata nel 63,69% e depositava la relazione definitiva, dando atto delle contestazioni formulate da un istituto di credito in ordine all’esistenza di atti di frode, ad una presunta errata determinazione del valore degli immobili sui quali l’istituto vantava un credito ipotecario – tra  cui l’immobile su cui il debitore si era riservato l’usufrutto donando la nuda proprietà alle figlie – e alle modalità di calcolo della maggioranza.

Nel ricordare ai Lettori come per la formazione dell’accordo ex L. 3/2012 non sia richiesta la maggioranza delle classi, ma l’adesione di creditori rappresentanti il 60% dei creditori, si rileva che, nel caso in esame, pur accogliendo le contestazioni formulate dall’istituto di credito, la proposta avrebbe comunque dovuto ritenersi approvata dai creditori rappresentanti il 60,63% del monte complessivo dei creditori.

Il Tribunale di Milano, tuttavia, nonostante il raggiungimento della maggioranza prevista dalla L. n. 3/2012, non ha omologato la proposta e ha revocato il decreto con cui, verificata la regolarita’ e completezza della documentazione prodotta, aveva aperto la procedura di sovraindebitamento, per la presenza di atti in frode ai creditori.

Il Tribunale, infatti, con il decreto in esame ha chiarito come “la disciplina della composizione della crisi da sovraindebitamento appare essere in controtendenza rispetto alle scelte operate dal legislatore in materia di concordato preventivo, essendo il tribunale chiamato a più riprese e sotto diversi profili a verificare la meritevolezza del soggetto sovraindebitato”.

Ciò viene anche confermato dalla “previsione secondo cui l’O.C.C. deve indagare sulle cause dell’indebitamento, sulla diligenza del debitore nell’assunzione delle obbligazioni, sulle ragioni dell’incapacità del debitore di adempiere alle obbligazioni assunte, sull’attendibilità della documentazione allegata all’atto introduttivo delle procedure, sulla solvibilità del debitore negli ultimi cinque anni, e dunque, in sintesi, sulla condotta tenuta dal debitore nel periodo antecedente l’accesso alla procedura”.

E’ in tale contesto, dunque, che la legge n. 3/2012 nell’imporre al debitore di fornire l’elenco degli atti dispositivi degli ultimi cinque anni, in modo che l’O.C.C. possa valutarli, condiziona l’ammissibilità del piano del consumatore, dell’accordo di composizione della crisi e della liquidazione dei beni, all’accertamento da parte del giudice della mancanza di atti fraudolenti che, qualora sussistano, lo rendono, come nel caso de quo, “immeritevole dei vantaggi che derivano dal buon esito della procedura indipendentemente dalla loro idoneità decettiva”.

Tribunale di Milano, decreto 18 novembre 2016

Antonella Mafrica – a.mafrica@lascalaw.com

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