Sovraindebitamento: devoluzione del patrimonio e pagamento dei crediti privilegiati

Il debitore sovraindebitato che propone un accordo di composizione della crisi ai propri creditori non è obbligato a devolvere l’intero patrimonio e, in caso di crediti privilegiati, non può proporre la dilazione del pagamento.

Il Tribunale di Bologna, chiamato a pronunciarsi in merito alla correttezza del decreto di inammissibilità adottato all’esito del procedimento di omologa dell’accordo di cui agli artt. 10 e ss. L. 3/2012, ha fissato due principi fondamentali in materia di accordo di composizione della crisi.

In primo luogo, ha affermato l’ammissibilità dell’accordo (o del piano del consumatore) pur in assenza della devoluzione totale del patrimonio del sovraindebitato e l’inammissibilità della devoluzione parziale nella sola ipotesi di liquidazione del patrimonio prevista dall’art. 14 ter L. 3/2012.

A sostegno di detto assunto il Tribunale ha affermato che la mancata devoluzione dell’intero patrimonio non figura tra le ipotesi di inammissibilità della proposta di accordo espressamente individuate dall’art. 7 L. 3/2012. Con ciò rimettendo ai creditori la valutazione sulla convenienza della proposta avanzata dal debitore.

In secondo luogo, il Tribunale ha escluso la dilazionabilità dei crediti privilegiati proposta dopo il decorso dell’anno di moratoria, previsto dall’art. 8, comma 4, L. 3/2012, in quanto contrastante con la previsione del pagamento integrale e immediato.

La deroga all’integralità e all’immediatezza del pagamento è ammessa, infatti, solo nei casi espressamente previsti dalla legge, rispettivamente, all’art. 7, comma 1, L. 3/2012 (che ammette il pagamento parziale del credito privilegiato purché in misura non inferiore a quella realizzabile mediante la liquidazione del patrimonio) e all’art. 8, comma 4, della medesima legge (che deroga al pagamento immediato ammettendo la moratoria di un anno).

Tribunale di Bologna, decreto del 22 maggio 2018

Nunzia Gaetani – n.gaetani@lascalaw.com

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