Per sottoscrivere un contratto basta una sigla

Con la pronuncia n. 6573 del 19 marzo 2018, la Cassazione ha precisato che un contratto può ritenersi concluso qualora vi sia apposta, anziché la firma per esteso, anche una sigla del soggetto legittimato alla conclusione del contratto stesso.

Inoltre, l’illeggibilità della firma non incide sulla validità del negozio per difetto della forma scritta “ad substantiam”, ma determina la necessità di accertare l’identità dell’autore per verificarne, sulla base degli elementi ricavabili dal medesimo atto, la legittimazione al negozio.

Oggetto di contestazione, in primo e secondo grado, era l’effettiva sottoscrizione, da parte del legale rappresentante di una società, di un contratto sul quale risultava apposta solo una sigla; sigla che, all’esito di una CTU, è stata riconosciuta come effettivamente riconducibile al legale rappresentante con conseguente validità ed efficacia del contratto e degli obblighi di pagamento, come previsti in due decreti ingiuntivi opposti. Rigettate dai Giudici di merito le opposizioni, la Cassazione, con la massima in commento, ha confermato la decisione della Corte di Appello, ritenendo sufficiente, per la conclusione di un contratto, l’apposizione di una sigla, purché chiaramente attribuibile al soggetto legittimato ad apporre la sigla.

La Cassazione ha infatti osservato che la firma, a differenza della sigla e della semplice annotazione del nome e del cognome in lettere stampatello, si caratterizza proprio per essere un’espressione esclusiva della personalità di chi l’appone, finendo, da tale punto di vista, per costituire un’implicita garanzia di paternità della sottoscrizione. In tale logica, chi sia chiamato a decifrare una firma non può pretenderne una condizione di oggettiva leggibilità, e ciò proprio a pena di snaturarne la sua principale caratteristica, ossia la sua assoluta personalità.

L’indagine sulla firma dovrà quindi limitarsi ad accertare, anche sulla base di dati ed elementi estrinseci, se la stessa sia attribuibile al suo autore, prescindendo quindi da una sua oggettiva leggibilità.

Da ultimo, riguardo in particolare gli atti giudiziari, è altresì pacifico in giurisprudenza che la decifrabilità della sottoscrizione della procura alle liti non costituisce requisito di validità dell’atto quando l’autore di questo sia stato identificato nel contesto dell’atto medesimo; tant’è che il requisito della sottoscrizione è soddisfatto anche con l’apposizione della sigla in luogo della firma per esteso.

Cass., Sez. II Civ., 19 marzo 2018, n. 6753

Valeria Bano – v.bano@lascalaw.com

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