Sostituzione e impugnazione della delibera assembleare di S.r.l.

Il Tribunale di Roma si è espresso sul tema dell’impugnazione di delibere assembleari di società a responsabilità limitata, dichiarando inammissibile la domanda di impugnazione di parte attrice che, pur dopo la sostituzione della delibera impugnata con altra immune da vizi, insisteva nella propria domanda volta alla declaratoria di invalidità di tale delibera.

Il Tribunale nel caso di specie ha preliminarmente osservato che l’art. 2377 c.c. (dettato per le società per azioni ma pacificamente applicabile anche con riferimento alle società a responsabilità limitata in virtù del richiamo operato dall’art.2479 ter c.c.) all’ottavo comma prevede che “l’annullamento della deliberazione non può aver luogo, se la deliberazione impugnata è sostituita con altra presa in conformità della legge e dello statuto

Inoltre, secondo recente dottrina c giurisprudenza, il citato comma dell’art. 2377 c.c. enuncia un principio generale, destinato ad operare anche nel caso in cui la sostituzione abbia luogo con riferimento ad una deliberazione della quale siano stati lamentati vizi integranti cause di nullità.

Deve altresì osservarsi che il citato art. 2377, VIII comma c.c. ricollega alla sostituzione della delibera impugnata un effetto di “sanatoria ex tunc” (c.d. innovazione sanante), idoneo a far salve le situazioni di fatto ed i diritti acquisiti medio tempore in forza della deliberazione sostituita (in tal senso, Cass. Civ., Sez. I, 12 dicembre 2012, n. 22762).

E’ tuttavia doveroso precisare che tale sanatoria si produce solo se ed allorquando la delibera sostitutiva (di ratifica c/o conferma della precedente) risulti conforme alla legge ed allo statuto; il giudice investito dell’impugnazione della delibera sostituita sarà tenuto a verificare incidentalmente che la nuova deliberazione sia immune da vizi.

Inoltre, il vaglio incidentale di cui sopra si impone anche nel caso in cui la delibera sostitutiva non sia stata impugnata.

E’ pertanto indubbio che in forza del citato disposto dell’ottavo comma dell’art. 2377 c.c., la mera sostituzione della delibera impugnata con altra che si accerti essere immune da vizi comporta, in termini oggettivi, il venir meno del potere-dovere del giudice investito della impugnazione di pronunciare la invalidità della delibera sostituita.

Sul punto si è di recente espressa anche la Suprema Corte la quale, dopo aver premesso che la sostituzione della delibera impugnata con altra adottata dall’assemblea in conformità della legge fa  venir meno, in termini oggettivi, la specifica situazione di contrasto fra le parti, così determinando la cessazione della materia del contendere, ha affermato che in simili ipotesi deve pervenirsi alla declaratoria della inammissibilità della domanda volta a far valere l’invalidità della delibera sostituita.

In particolare, la Corte di Cassazione ha precisato che alla declaratoria della inammissibilità dell’impugnazione per sopravvenuto difetto di interesse deve pervenirsi anche quando la sostituzione della delibera censurata con altra immune da vizi sia intervenuta dopo l’introduzione dcl giudizio, “in quarto la sussistenza dell’interesse ud agire dove valutarsi non solo nel momento in cui a proposta l’azione, ma anche al momento della decisione” (in tal senso, Cass. Civ., 11 agosto 2017, n. 20071).

Tribunale di Roma, 28 novembre 2017, n. 22268

Edoardo Fracasso – e.fracasso@lascalaw.com

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