Sostituzione di delibera assembleare impugnata e verifiche di conformità

In caso di impugnazione di delibera assembleare successivamente sostituita con altra delibera, “il giudicante ha l’onere di estendere la propria indagine anche alla nuova deliberazione per stabilire se sia stata adottata in conformità alla legge e allo statuto“.

Questo è quanto si legge nella sentenza n. 21663 dello scorso novembre del Tribunale di Roma, sezione specializzata in materia di impresa, cui il socio di minoranza di una srl si era rivolto per ottenere l’annullamento di una delibera assembleare di modifica statutaria da considerarsi invalida in quanto assunta in difetto di convocazione e, conseguentemente, anche della successiva delibera di approvazione del bilancio, essendo stata adottata, tra l’altro, con il quorum costitutivo e deliberativo illegittimamente rideterminato con la prima adunanza.

Medio tempore, nelle more del giudizio di impugnazione, veniva assunta – in sostituzione delle delibere impugnate – una nuova delibera, a sua volta poi oggetto di ulteriore impugnazione da parte dell’attrice, in quanto assunta anch’essa con i quorum introdotti con la prima deliberazione impugnata. La società convenuta, invece, eccepiva la cessazione della materia del contendere in relazione al primo giudizio.

Ed è proprio con riguardo a tale aspetto che il Tribunale, nella sentenza in commento, evidenzia come al fine di poter ritenere sussistente l’effetto sostitutivo (che peraltro implicherebbe l’impossibilità dell’organo giudicante di procedere all’annullamento delle delibere impugnate) sia necessario verificare, da un lato, l’esistenza della volontà dell’assemblea di procedere, per l’appunto, alla sostituzione della deliberazione invalida, e, dall’altro, il rispetto delle prescrizioni normative e statutarie nell’adozione della nuova deliberazione.

La competenza ad effettuare tali accertamenti – rileva il Tribunale – sarebbero da attribuirsi al giudice dell’impugnazione già instaurata, così da consentire allo stesso una legittima pronuncia in ordine alla cessazione della materia del contendere e gli stesso, peraltro, sarebbero da qualificarsi come incidenter tantum, non suscettibili quindi di passare in cosa giudicata.

Sulla base delle considerazioni di cui sopra e verificato il pieno effetto sostitutivo delle nuova delibera (considerata legittima, ancorché assunta con le maggioranze introdotte dalla prima delibera impugnata, in quanto quest’ultima non era stata sospesa negli effetti), il Tribunale rigetta quindi la domanda attorea per sopraggiunta carenza di interesse nell’impugnazione, condannando la società convenuta al pagamento delle spese, in conformità a quanto previsto dall’articolo 2377 c.c., comma 8 del Cod. Civ.

Tribunale di Roma, 17 novembre 2017, n. 21663 (leggi la sentenza)

Giada Salvini – g.salvini@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche

"E' lecito e meritevole di tutela l'accordo negoziale concluso tra i soci di società azionaria, con...

Corporate

Nel nostro ordinamento, la funzione di rendere determinati atti o fatti di pubblico dominio è assol...

Corporate

La Corte di Cassazione nella sentenza in esame ha affrontato il tema della responsabilità dell’am...

Corporate