Sospensione dell’assicurazione. Non è illegittima se lo prevede il contratto

Con sentenza del 13 aprile 2018 la Suprema Corte si è pronunciata stabilendo la legittimità della clausola contrattuale che prevedeva la sospensione della copertura assicurativa per un periodo di 30 giorni dal pagamento, qualora quest’ultimo fosse stato eseguito oltre la data convenzionalmente stabilita. I Giudici non hanno riscontrato alcuna violazione di legge affermando che tali pattuizioni sono rimesse alla libertà dei contraenti.

Il giudizio in oggetto trae origine dall’azione proposta da un contraente di una polizza assicurativa sanitaria, il quale dopo essersi visto rifiutato l’indennizzo per un intervento chirurgico subito, citava in causa la compagnia assicurativa sostenendo la natura vessatoria della clausola contrattuale con la quale si prevedeva che in caso di pagamento ritardato rispetto al termine prestabilito, la polizza sarebbe rimasta sospesa per 30 giorni dal momento del versamento degli importi dovuti.

L’attore lamentava l’ambiguità della clausola e caldeggiava l’applicazione dell’art. 1901 c.c., il quale, al primo e secondo comma, prevede che “se il contraente non paga il premio o la prima rata di premio stabilita dal contratto, l’assicurazione resta sospesa fino alle ore ventiquattro del giorno in cui il contraente paga quanto è da lui dovuto. Se alle scadenze convenute il contraente non paga i premi successivi, l’assicurazione resta sospesa dalle ore ventiquattro del quindicesimo giorno dopo quello della scadenza”.

Tale domanda veniva però respinta dai Giudici di prime e seconde cure i quali osservavano che la clausola – contrariamente a quanto sostenuto dall’attore –  era in realtà formulata in modo chiaro, sicché in presenza di un pagamento avvenuto con un ritardo superiore a 90 giorni, la copertura assicurativa riprendeva a decorrere trascorso un termine di aspettativa di 30 giorni. Gli stessi escludevano anche la natura vessatoria della pattuizione contrattuale e l’inapplicabilità nel caso di specie dell’art 1901 c.c. L’attore soccombente procedeva quindi in Cassazione.

La Suprema Corte, con la sentenza in oggetto, ha statuito che l’art. 1901 c.c. non era in alcun modo applicabile al caso di specie, restando le sue previsioni semplicemente tese a regolare gli effetti dell’inadempimento. Osserva la Corte infatti che, mentre il primo comma prevede un termine per la riattivazione della polizza, il secondo non dispone alcunché in merito ai tempi di riattivazione a seguito del tardivo pagamento. Il termine risulta quindi liberamente concordabile delle parti. Non emergevano inoltre profili di natura vessatoria e il ricorso era quindi respinto.

Cass., Sez. III Civ., 13 aprile 2018, n. 9182

Emanuele Varenna – e.varenna@lascalaw.com

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