Sommatoria: quello che la Cassazione non dice

Negli ultimi giorni sono stati pubblicati numerosi articoli dai titoli accattivanti, tesi a far intendere che la Suprema Corte, con la recente ordinanza n. 23192 del 4 ottobre u.s., avrebbe riconosciuto la legittimità del cumulo tra interessi corrispettivi ed interessi moratori, ai fini della verifica del rispetto del tasso soglia. Non solo: secondo alcuni, i giudici di legittimità avrebbero affermato che, qualora a seguito del cumulo la soglia risultasse superata, allora si verificherebbe un’ipotesi di usura originaria, con la conseguenza che nessun interesse sarebbe dovuto.

Tali articoli concludono sostenendo che la Corte di Cassazione avrebbe in tal modo segnato un cambiamento epocale.

Peccato, però, che dando lettura della citata ordinanza non emerga nulla di tutto ciò.

La parte motiva dell’ordinanza n. 23192/17 è, invero, costituita da una sola pagina, nella quale la Corte di Cassazione – dopo aver riportato il testo dell’art. 1815, comma 2, c.c. – si è limitata a richiamare una precedente ordinanza (ord. 5598/2017), nella quale i giudici  di legittimità avevano ritenuto errata la decisione di un tribunale che aveva escluso il superamento del tasso soglia “in maniera apodittica (…) solo perché non sarebbe consentito cumulare gli interessi corrispettivi a quelli moratori al fine di accertare il superamento del detto soglia”, trascurando il fatto che – a parere della Suprema Corte – l’usura riguarderebbe anche gli interessu moratori.

Dunque, è evidente che l’ordinanza in commento sia stata oggetto di un’interpretazione assolutamente fantasiosa, così come era già avvenuto con la nota decisione della Cassazione n. 350/2013, che ormai da alcuni anni i clienti delle banche che agiscono in giudizio pongono a fondamento della tesi della sommatoria, tesi che la giurisprudenza ha però rigettato pressoché integralmente emettendo anche condanne ai sensi dell’art. 96 c.p.c.

Si confida pertanto che il clamore ingiustificato sollevato dall’ordinanza n. 23192/17 sia presto destinato a scomparire.

Cass., 4 ottobre 2017, ordinanza n. 23192 (leggi la sentenza)

Simona Daminelli – s.daminelli@lascalaw.com

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