Sommatoria “alla bolognese”

Conformemente alla migliore giurisprudenza l’operazione contabile di addizione tra tasso di mora e corrispettivo è certamente scorretta”.

In quest’ultima direzione anche la recentissima decisione n. 20846 con le forme previste dall’art. 281 sexies c.p.c., pubblicata il 29 settembre 2017 ed ottenuta dal nostro Studio avanti il Tribunale di Bologna.

Parte attrice, in particolare, al fine di poter sostenere la propria tesi di usurarietà oggettiva e genetica del contratto di mutuo – censura peraltro rivolta esclusivamente all’ipotesi della mora debendi – opera “un’impropria” sommatoria tra il tasso degli interessi corrispettivi con i tassi, meramente eventuali e legati alla fase patologica del rapporto, pattuiti per gli interessi moratori e la penale prevista per l’estinzione anticipata del rapporto.

Il Tribunale bolognese, in linea con la giurisprudenza di merito maggioritaria, è concorde “nell’escludere, ai fini del calcolo del TEG per valutarne l’eventuale usurarietà, la possibilità, in caso di mora debendi, di procedere ad una sommatoria tra il tasso contrattualmente pattuito per gli interessi corrispettivi e quello stabilito per gli interessi di mora.

E ciò per la seguente motivazione: “Nei contratti di finanziamento con un piano di ammortamento prestabilito, dove tipicamente si pone il problema in questione, la rata del piano di ammortamento prevede una somma contente una quota capitale ed una d’interesse, somma che, alla scadenza della rata, diviene tutto capitale.

Conseguentemente non può porsi un problema di cumulo del tasso di mora con quelli che solo originariamente erano interessi, sicché, trasformatisi alla scadenza gli interessi corrispettivi in capitale, non si sommerebbe il saggio convenzionale ed il saggio moratorio, ma quest’ultimo si sostituirebbe al primo”.

Prosegue il Giudice, “potrebbe al limite esservi usura solo se il tasso di mora in sé – calcolato su capitale ed interessi scaduti, ormai divenuti quota capitale – fosse superiore al tasso soglia.”

Dunque, il Tribunale di Bologna conclude chequalora il superamento del tasso soglia in concreto riguardi solo gli interessi moratori “la nullità ex art. 1815 comma 2 c.c. colpisce unicamente la clausola concernente i medesimi interessi moratori, senza intaccare l’obbligo di corresponsione degli interessi corrispettivi”.

Tribunale di Bologna, 2 ottobre 2017, n. 20846 (leggi la sentenza)

Maria Grazia Sclapari – m.sclapari@lascalaw.com

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