Soccombenza parziale e condanna alle spese: una decisione salomonica

L’attore vittorioso sull’unica domanda, ovvero su una delle domande proposte, non può essere condannato neppur parzialmente alle spese, con la sola eccezione dell’ipotesi prevista dal primo comma dell’art. 91 c.p.c.

È questo, in estrema sintesi, il principio stabilito dalla III sezione della Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 1572, pubblicata in data 23 gennaio 2018, nel solco di altre recenti pronunce (cfr. ex multis, Cass. Civ., Sez. III, del 16 maggio 2017).

Il caso in commento trae origine da un giudizio di opposizione a precetto, con il quale l’opponente deduceva la nullità della notifica dello stesso, l’insussistenza del credito quanto all’I.V.A. su spese, dritti e onorari, nonché quanto alle voci tariffarie per consultazioni e corrispondenza con il cliente.

Il Tribunale di primo grado accoglieva l’opposizione limitatamente ad uno solo dei motivi di doglianza, compensando le spese di lite per un terzo a carico dell’opposto e per due terzi a carico dell’opponente.

Tale pronuncia veniva confermata anche seguito dell’appello proposto da quest’ultimo che, pertanto, proponeva ricorso per cassazione affidandosi a due motivi, dei quali il secondo risulta di particolare interesse.

Con tale motivo, infatti, parte ricorrente prospettava la violazione e falsa applicazione dell’art. 91, cod. proc. civ. poiché la corte di appello aveva erroneamente confermato la condanna a due terzi delle spese in prime cure, laddove l’opposizione, almeno nella parte relativa all’i.v.a., era risultata fondata.

Nel prendere posizione su tale motivo, il Giudice di legittimità prende le mosse dal dettato del I comma, secondo periodo, dell’art. 91 c.p.c., in base al quale il giudice “se accoglie la domanda in misura non superiore all’eventuale proposta conciliativa, condanna la parte che ha rifiutato senza giustificato motivo la proposta al pagamento delle spese del processo maturate dopo la formulazione della proposta, salvo quanto disposto dall’art. 92”.

Partendo da tale assunto, secondo la Cassazione, se per condannare alle spese l’attore parzialmente vittorioso è necessario che questo abbia rifiutato l’offerta conciliativa pari proprio a quanto gli è stato parzialmente riconosciuto, ne consegue che, in ossequio al principio di causalità che permea il sistema processuale, non si può mai condannare alla rifusione delle spese chi si è visto costretto ad introdurre un giudizio in modo anche solo parzialmente fondato.

Alla luce di quanto sopra, la Suprema Corte ha accolto tale motivo di ricorso compensando le spese dell’intero giudizio in relazione alla succitata soccombenza reciproca.

Cass., Sez. III Civ., 23 gennaio 2018, ordinanza n. 1572

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