Si sani chi può

La Corte di Cassazione, con un’ordinanza del luglio scorso, ha sancito che la sentenza pronunciata da un organo giudiziario collegiale, quando è priva della sottoscrizione dell’estensore o del presidente, è un provvedimento affetto da nullità sanabile.

Il Collegio ha così messo un punto agli annosi contrasti chiarendo che, anche nei casi in cui la sentenza è priva della sottoscrizione di un componente dell’organo giudicante, trattasi di nullità sanabile in linea con l’interpretazione data al disposto dell’art. 161, 1 comma c.p.c..

La fattispecie in esame aveva visto una società citare una mutua assicuratrice in quanto secondo parte attrice disattendeva gli obblighi contrattuali assunti, rifiutandosi di indennizzare una spesa a causa di un danneggiamento durante un collaudo.

Pertanto, la mutua assicuratrice, condannata in primo grado e soccombente in appello, impugnava la sentenza con ricorso per Cassazione, lamentando tra i motivi del ricorso il vizio di nullità processuale della sentenza perché priva della sottoscrizione del presidente del collegio giudicante.

La Suprema Corte ha ritenuto il motivo fondato, disponendo che la sentenza pronunciata sottoscritta dal solo estensore, non anche dal presidente, configuri una nullità sanabile che può essere fatta valere con gli appositi mezzi d’impugnazione, in virtù del generale principio di conversione delle nullità in motivi d’impugnazione.

Cass., Sez. VI Civile – 3, 2 luglio 2018, ordinanza n. 17193 

Gianluca Pappacena – g.pappacena@lascalaw.com

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