Si salvi chi Pec

La Suprema Corte, recentemente, ed in particolare con l’ordinanza n. 2814/2018 della prima sezione civile pubblicata in data 06/02/2018, ha nuovamente affrontato lo spinoso tema delle corrette modalità di notifica delle sentenze e dei relativi atti di impugnazione delle stesse.

Il tema, come ovvio, riveste un’importanza cruciale in quanto, stabilire in maniera univoca le corrette modalità di notifica di una sentenza, permette di stabilire la tempestività o meno dell’impugnazione proposta da controparte, permettendo al giudice di pronunciarsi in maniera chiara sulla relativa eccezione di tardività sollevata da una delle parti.

Nel caso concreto, la Corte D’Appello di Milano, confermando la pronuncia del tribunale di primo grado, ha rigettato le domande proposte da alcuni investitori nei confronti di una nota banca ed aventi ad oggetto la declaratoria di nullità dei contratti di compravendita di obbligazioni da essi conclusi, con conseguente risarcimento del danno. La sentenza di appello veniva notificata, a cura della banca, presso la cancelleria della Corte D’Appello di Milano, anziché all’avvocato domiciliatario di controparte, in quanto quest’ultimo nel corso del giudizio di appello era deceduto e non si era proceduto, successivamente, ad una nuova elezione  di domicilio.

Avverso la sentenza di appello gli investitori proponevano ricorso per Cassazione.

La Banca controricorrente, ha eccepito la tardività nella notificazione del ricorso in quanto avvenuta ben oltre lo scadere del “termine breve” per impugnare, inoltre veniva ribadito dalla banca  che il giudizio di appello non si era interrotto per effetto della morte dell’avvocato domiciliatario (in quanto la parte era comunque rappresentata dall’altro avvocato non domiciliatario) e nessuna comunicazione era giunta in ordine ad una mutata elezione di domicilio nel distretto dell’autorità adita, richiesta secondo la legge dopo la morte del domiciliatario.

I ricorrenti, dal canto loro, sostenevano che la morte del domiciliatario abbia determinato l’inefficacia dell’elezione di domicilio con il conseguente obbligo di notifica alla parte personalmente al fine di far decorrere il termine breve per proporre impugnazione.

L’opinione della Suprema Corte è opposta a quella dei ricorrenti e ritiene fondata l’eccezione proposta dalla banca.

E’, infatti,  principio consolidato della Cassazione, espresso in diverse pronunce, delle quali la più nota è probabilmente la S.U. Civile n. 10143/2013, il principio di cui all’art. 82 R.D. 37/1934 (Norme integrative e di attuazione sull’ordinamento della professione di avvocato e di procuratore), in base al quale, in caso di mancata elezione di domicilio da parte dell’avvocato  nel luogo dove ha sede l’autorità innanzi alla quale il giudizio è in corso, l’elezione si intende eseguita presso la cancelleria dell’autorità adita.

Il principio in esame deve, tuttavia, trovare un temperamento  per una tenuta complessiva di sistema, in particolare dopo le modifiche apportate agli articoli 125 e 366 c.p.c. dall’art. 25 della legge 12 novembre 2011 n. 183 che introducono il concetto di “domicilio digitale” in luogo del più tradizione domicilio fisico rappresentato dalla domiciliazione presso un avvocato esercente nell’ambito della circoscrizione del tribunale adito.

Ne consegue che, nel caso in cui il destinatario della notifica non  abbia eletto domicilio, le notifiche a lui dirette andranno eseguite alla pec indicata nell’atto e non presso cancelleria.

A partire dal 25 giugno 2014 è infatti in vigore l’art. 16 sexies  D.L. 179/2012 che stabilisce  espressamente che le notificazioni  in materia civile siano eseguite presso la cancelleria del tribunale adito esclusivamente quando non sia possibile, per causa imputabile al destinatario la notificazione presso l’indirizzo di posta elettronica certificata.

Nel caso di specie questa disciplina di favore, che consente la notifica a pezzo pec in luogo di quella alla cancelleria, in caso di mancata elezione di domicilio fisico, risente del principio dell’inapplicabilità temporale al caso concreto, (il ricorso definito con l’ordinanza in esame, infatti, è del 2012), pertanto, nel caso, come in effetti è accaduto, di mancata nuova elezione di domicilio fisico in seguito alla morte del legale domiciliatario, ed in assenza di un domicilio telematico la notifica è rituale ed è, pertanto, idonea al decorso del termine breve per impugnare,  se eseguita presso la cancelleria dell’autorità adita.

Cass., Sez. I Civ., 06 febbraio 2018, ordinanza n. 2814

Andrea Asnaghi a.asnaghi@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche

Spesso accade che il creditore, agendo per il recupero forzoso del proprio credito, colpisca dei ben...

Diritto Processuale Civile

La Corte Costituzionale si esprime sul contrasto tra sentenza passata in giudicato e sopravvenuta pr...

Diritto Processuale Civile

La Corte di Cassazione ha confermato l’appellabilità del provvedimento di cancellazione della cau...

Diritto Processuale Civile