Si all’ipoteca iscritta sul fondo patrimoniale!

L’ipoteca, anche se iscritta su beni facenti parte di un fondo patrimoniale, è legittima quando l’obbligazione è strumentale ai bisogni della famiglia o se il titolare del credito non ne conosceva l’estraneità ai bisogni della famiglia.

Partendo da tale principio, disciplinato ex art 170 c.c., la Corte di Cassazione nella recente pronuncia in commento si è espressa, in particolare, sull’iscrizione ipotecaria eseguita a favore dell’Agente di riscossione su beni ricadenti in un fondo patrimoniale costituito nel 1992.

Il debitore avverso l’iscrizione ipotecaria aveva dapprima proposto ricorso avanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Modena e, a seguito di rigetto, aveva successivamente appellato la pronuncia avanti alla Commissione Tributaria Regionale dell’Emilia Romagna.

La CTR accoglieva l’appello, osservando che pur ammettendosi in astratto l’iscrizione ipotecaria anche sui beni facenti parte del fondo patrimoniale familiare, tuttavia, nel caso di specie l’iscrizione doveva essere dichiarata illegittima vista la costituzione del fondo sin dal 1992.

L’agente di riscossione proponeva quindi ricorso in Cassazione.

La Suprema Corte evidenziava che, secondo l’orientamento giurisprudenziale di legittimità, ai sensi dell’art 170 c.c., la strumentalità dell’obbligazione ai bisogni della famiglia, nonché la non conoscenza del creditore circa l’estraneità ai bisogni della famiglia, da cui dipende la legittimità dell’iscrizione ipotecaria sui beni del fondo patrimoniale, sono circostanze che non possono ritenersi dimostrate, né escluse, per il solo fatto dell’insorgenza del debito nell’esercizio dell’impresa.

Precisava la Corte, infatti, che occorre indagare non già la natura dell’obbligazione, ma la relazione tra il fatto generatore di essa e i bisogni della famiglia, pertanto “anche un debito di natura tributaria sorto per l’esercizio dell’attività imprenditoriale può ritenersi contratto per soddisfare tale finalità, fermo restando che essa non può dirsi sussistente per il solo fatto che il debito derivi dall’attività professionale o d’impresa del coniuge, dovendosi accertare che l’obbligazione sia sorta per il soddisfacimento dei bisogni familiari (nel cui ambito vanno incluse le esigenze volte al pieno mantenimento ed all’univoco sviluppo della famiglia) ovvero per il potenziamento della di lui capacità lavorativa, e non per esigenze di natura voluttuaria o caratterizzate da interessi meramente speculativi”. Grava quindi sul debitore, che intenda avvalersi del regime di impignorabilità dei beni costituiti in un fondo patrimoniale, l’onere di provare l’estraneità del debito alle esigenze familiari e la consapevolezza del creditore.

In forza di tali principi, la Corte di Cassazione accoglieva il ricorso e cassava la sentenza d’appello, precisando in primis che la CTR emiliana si era limitata ad escludere la legittimità dell’iscrizione ipotecaria per il solo fatto che il fondo fosse stato costituito nel 1992, senza spiegare tuttavia la ragione giuridica di tale suo convincimento e non essendo neanche la stessa altrimenti percepibile dal tenore della pronuncia. Inoltre precisava che la sentenza impugnata era errata in diritto, non avendo affrontato la questione dell’estraneità ai bisogni della famiglia dei debiti tributari titolanti l’iscrizione ipotecaria, né quella della conoscenza di tale circostanza da parte dell’agente della riscossione, né quella dell’onere probatorio della circostanza medesima, gravante sul contribuente ipotecato ed essendo del tutto irrilevante la riferibilità dei debiti medesimi all’esercizio di un’impresa.

Cass., Sez. VI Civ., 11 aprile 2018, ordinanza n. 8881

Ludovica Citarella – l.citarella@lascalaw.com

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