Procedibilità e attestazione di conformità, si pronunciano le Sezioni Unite

Non è sempre improcedibile, ai sensi dell’art. 369 c.p.c., il Ricorso per Cassazione notificato a mezzo PEC e depositato in Cancelleria, in formato analogico, senza l’attestazione di conformità di cui all’art. 9 commi 1-bis e 1-ter della legge 53/1994.

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con sentenza n. 2243/2018, si sono pronunciate per dirimere definitivamente la questione della procedibilità, ai sensi dell’art 369 c.p.c., del ricorso per Cassazione nativo digitale e depositato cartaceamente nella sua copia analogica priva della attestazione di conformità all’originale.

L’intera argomentazione muove dall’esigenza di adeguare le innovazioni in materia di processo civile telematico al datato sistema codicistico, nonché dalla necessità di individuare soluzioni pratiche nell’ambio di un giudizio – quello di Cassazione – ancora estraneo all’operatività del pct.

Ad assumere il ruolo di colonna portante dell’intera operazione di adeguamento – ha affermato la Corte – debbono essere la ragionevolezza e la proporzionalità nella configurazione di impedimenti all’accesso alla tutela giurisdizionale, pur nel rispetto dei principi cardine in materia di procedibilità.

L’unico presupposto necessario ed indefettibile individuato dalla Corte di Cassazione, nel valutare la procedibilità del ricorso, è senz’altro il deposito in cancelleria dell’atto nel termine di venti giorni dalla notificazione, così come imposto dal legislatore al comma 1 dell’art. 369 c.p.c.

Fermo tale requisito, i giudici di legittimità hanno stilato un decalogo di ipotesi in cui il deposito del ricorso notificato a mezzo PEC, senza la relativa attestazione di conformità, non inficia l’introduzione del giudizio di Cassazione.

Tutte le fattispecie individuate sono accomunate da un’unica ratio: il solo soggetto in grado di appurare l’effettiva conformità tra l’originale nativo del ricorso e la copia analogica depositata è il destinatario della notificazione.

Pertanto, la procedibilità è garantita, in primo luogo, se il controricorrente si costituisce (anche tardivamente) depositando la copia analogica del ricorso, autenticata dal proprio difensore, o, comunque, non disconoscendo la conformità dell’atto notificato.

Nell’eventualità in cui il controricorrente, pur se intimato, non si costituisca, è facoltà del ricorrente sanare l’improcedibilità provvedendo, entro l’udienza di discussione o l’adunanza in camera di consiglio, al deposito di una asseverazione di conformità all’originale della copia analogica informe del ricorso (fermo restando l’avvenuto deposito della copia informe nel termine dei venti giorni di cui sopra).

Ed ancora, nell’ipotesi in cui il controricorrente si costituisce nel giudizio disconoscendo la conformità, è concesso, al ricorrente, il termine, sino all’udienza di discussione o all’adunanza in camera di consiglio, per depositare l’asseverazione di conformità e sanare il vizio (ancora una volta, purché il deposito della copia informe sia avvenuto nel termine dei venti giorni).

Da ultimo, è sanata l’improcedibilità del ricorso notificato a più parti, e depositato nel termine di legge, anche in mancanza della costituzione di tutti i controricorrenti, purché il ricorrente provveda al deposito della copia conforme entro l’udienza di discussione o l’adunanza in camera di consiglio.

Cass., Sez. Unite Civili, 24 settembre 2018, n. 22438

Cristina Pergolari – c.pergolari@lascalaw.com

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