Senza il provvedimento definitivo, niente ricorso in Cassazione

La Cassazione si è pronunciata in tema di opposizione agli atti esecutivi, affrontando due diverse questioni di indubbio interesse.

La vicenda in esame aveva visto i debitori esecutati chiedere la conversione del pignoramento. A seguito del deposito dell’istanza, un ulteriore creditore esperiva intervento in procedura per un’ingente somma, e pertanto, il Giudice dell’esecuzione autorizzava la conversione ritenendo tempestivo l’intervento di tale creditore. I debitori, allora, proponevano opposizione avverso il provvedimento del Giudice e la fase sommaria si concludeva con il rigetto della stessa.

I debitori, al fine di veder riconosciute le loro pretese, impugnavano la predetta ordinanza mediante ricorso straordinario in Cassazione.

La Suprema Corte ha provveduto a pronunciarne l’inammissibilità, in quanto il rimedio ex art. 111,7° comma, Cost., è esperibile solo avverso provvedimenti di carattere definitivo.

La decisione ricalca un principio di diritto fatto proprio dalla consolidata giurisprudenza di legittimità, in linea con l’art. 618 c.p.c., 2° comma, secondo cui i provvedimenti con cui il giudice dell’esecuzione definisce la fase sommaria non sono impugnabili con il ricorso straordinario in Cassazione, perché privi del carattere di definitività.

L’altra questione meritevole di attenzione, ha riguardato la liquidazione delle spese. Nel caso di specie, i debitori ricorrenti, in quanto soccombenti, sono stati condannati a corrispondere ai tre controricorrenti un unico compenso, a titolo di liquidazione delle spese di giudizio. Questo perché in caso di difesa di più parti, aventi identica posizione processuale e costituite con lo stesso avvocato, è dovuto un compenso unico secondo i criteri fissati D.M. n. 55 del 2014.

E’ – ad ogni modo – irrilevante se il comune difensore abbia presentato distinti atti difensivi (art. 4 del d. m. cit.), né che le predette parti abbiano nominato, ognuna, anche altro (diverso) legale, in quanto la “ratio” della disposizione di cui all’art. 8, comma 1, del d.m. n. 55 del 2014, è quella di fare carico al soccombente solo delle spese nella misura della più concentrata attività difensiva quanto a numero di avvocati, in conformità con il principio della non debenza delle spese superflue, desumibile dall’art. 92, comma 1, c.p.c.“ (Cass. n. 17215 del 2015).

La Cassazione ritenendo che i controricorrenti avessero svolto una difesa nella sostanza unitaria, nell’ottica di circoscrivere le spese legali all’attività svolte effettivamente, ha ordinato un’unica liquidazione a carico dei ricorrenti.

Cass., Sez. VI Civ., 10 ottobre 2017, n. 23729

Gianluca Pappacena – g.pappacena@lascalaw.com

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