Senza gli estratti analitici, nessuna ripetizione d’indebito

In caso di domanda di ripetizione d’indebito, la prova necessaria alla rideterminazione del conto, alla declaratoria di nullità di clausole e di illegittimità di addebiti, grava sugli attori ex art. 2697 c.c.

Questo il principio espresso dalla Corte milanese, che ha così mostrato di volersi uniformare alla giurisprudenza prevalente, secondo la quale il principio dell’onere alla prova non può subire deroghe, neppure nei giudizi promossi dai correntisti nei confronti degli istituti di credito: anche in questi casi è il cliente a dover dimostrare la fondatezza delle proprie doglianze.

Da ciò consegue che, al fine di assolvere a detto onere, gli attori sono tenuti produrre gli estratti conto analitici, ossia i documenti contabili idonei a certificare in dettaglio le movimentazioni in dare ed in avere, essendo invece insufficienti i meri riassunti scalari trimestrali.

Inoltre, la produzione degli estratti deve essere integrale, a partire dalla data di apertura del conto, atteso che non possono essere utilizzati criteri presuntivi o approssimativi; in mancanza di produzione integrale, secondo i giudici, si deve escludere che possa ritenersi offerta una prova idonea e non è neppure possibile disporre una C.T.U. Infatti, “Ove, quindi, l’attore non fornisca tale prova e non individui i singoli addebiti ritenuti illegittimi, non è ammissibile l’espletamento di una CTU contabile: ed invero, da un lato, la CTU non è un mezzo di prova, ma uno strumento di valutazione di dati già acquisiti al processo; dall’altro lato, in materia di rapporti di conto corrente una CTU potrebbe essere disposta solo ove sia possibile addivenire ad una quantificazione esatta – e non meramente approssimativa – degli importi oggetto della domanda di restituzione svolta da parte attrice“.

Da ultimo, la Corte d’Appello ha chiarito che la domanda di mero accertamento dell’esatto saldo del conto non presenta alcun vincolo di strumentalità rispetto alla domanda di condanna alla restituzione dell’indebito, godendo di “autonoma dignità in quanto sorretta da un interesse giuridicamente rilevante“. Le due domande, pertanto, possono essere esaminate separatamente e, in caso di conto corrente ancora aperto, la richiesta di ripetizione non è ammissibile.

Corte d’Appello di Milano, 01 marzo 2018, n. 1122 (leggi la sentenza)

Simona Daminelli – s.daminelli@lascalaw.com

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