Senza estratti conto, niente CTU

Il principio viene ribadito, ancora una volta, dalla Corte di Appello di Milano, con una recente quanto significativa pronuncia.

Gli spunti offerti dalla sentenza sono diversi, ma i temi di maggior intereresse gravano certamente intorno all’onus probandi, in capo alla cliente – correntista.

Nel primo grado di giudizio, una società agiva in ripetizione nei confronti di un Istituto di credito, lamentando la nullità dei contratti stipulati con la Banca, nonché la presunta illegittima applicazione di addebiti, a titolo di interessi ultralegali, anatocistici, cms, valute fittizie e spese.

In via istruttoria, parte attrice – come solitamente avviene in queste tipologie di giudizi – chiedeva l’esperimento di una CTU contabile volta alla riderminazione dei rapporti dare-avere ed anche formulava istanza ex art 210 c.p.c., in relazione ad alcuni estratti conto non in suo possesso.

Il Giudice di prime cure rigettava entrambe le istanze istruttorie e si pronunciava senza neppure entrare nel merito, ritenuto dirimente il totale difetto di allegazione e prova ex.  art 2697 c.c. in capo a parte attrice.

Quest’ultima interponeva dunque appello, lamentando, fra i vari motivi proposti, proprio l’erroneità della pronuncia gravata con riguardo a tale ultimo aspetto.

Ma la Corte territoriale non ha avuto dubbi, ribadendo il principio per cui “grava sul soggetto che agisce in giudizio per far valere un proprio diritto l’onere probatorio di dimostrare i fatti costitutivi della propria domanda ex art 2697 c.c. e, in particolare, grava sul correntista che agisca in ripetizione, l’onere di dimostrare il fondamento della propria pretesa attraverso la produzione di tutta la documentazione contabile relativa al rapporto oggetto di causa.”

Il principio espresso è chiaro e non ammette sconti.

Nel caso di specie, infatti, il correntista aveva dimesso in atti solo alcuni estratti conto, ritenendo poi di poter sopperire alle proprie lacune probatorie ricorrendo all’escamotage dell’istanza di esibizione, per costringere la banca a produrre gli estratti non in proprio possesso.

Peccato però che la documentazione richiesta era anteriore al decennio e che pertanto l’Istituto non aveva l’obbligo di conservarla, a mente dell’art. 119 TUB, comma 4°.

Di tanto, la Corte ha confermato la sentenza di primo grado, ritenendo, come già il Tribunale, mancante la dimostrazione del fondamento del diritto di parte attrice, non avendo la stessa prodotto in giudizio l’intera sequenza degli estratti conto relativa ai due contratti per cui agiva in ripetizione. In difetto, pertanto, la CTU non poteva motivatamente essere esperita.

Corte d’Appello di Milano, 05 luglio 2017,  n. 3406

Paola Maccarrone – p.maccarrone@lascalaw.com

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