Scoperto il tentativo di truffare la Compagnia di assicurazione il Giudice di Pace condanna il furbo a pagare le spese di 9 anni di giudizio

Il caso è questo:
Incidente avvenuto il 3.3.2001 sulla SS 342 nel territorio di Rovagnate (provincia di Lecco);
Un tizio alla guida di una Volkswagen sbanda sul fondo stradale bagnato e invade la corsia opposta, scontrandosi frontalmente contro una Opel che viaggiava in senso inverso.

Interviene la Polizia Stradale e, anche alla luce di rilievi oggettivi inequivocabili, eleva contravvenzione al tizio.
Il tizio, che ha distrutto la macchina ed ha subito lievi lesioni, non si dà per vinto.
Mette un annuncio su un giornale di partito della zona (la Padania) per cercare testimoni a suo favore.
Ne trova due che gli rilasciano dichiarazioni scritte palesemente compiacenti.

A quel punto promuove la causa davanti al GdP, sostenendo che era stata la Opel a invadere la sua corsia e chiedendo il risarcimento totale dei danni subiti.
La Compagnia F. e il proprietario della Opel, nostri Clienti, si costituiscono in giudizio contestando la veridicità della dinamica descritta dall’attore.
Durante la causa vengono sentiti i testimoni delle due parti.
Dei due testi rintracciati sul giornale di partito, uno si rimangia tutto dichiarando di non avere visto nulla, mentre l'altro conferma la dichiarazione compiacente, ammettendo però di avere conosciuto il tizio durante le assemblee del partito nel quale entrambi militano …

Il GdP decide di trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica, che incrimina il teste per falsa testimonianza.
Si instaura il processo penale, che però si conclude con l'assoluzione del teste sul presupposto che potrebbe non essere falso, ma potrebbe avere avuto una falsa percezione dei fatti .
Il tizio interpreta l'assoluzione del suo teste come una conferma delle proprie ragioni e riassume la causa civile, che era stata interrotta in attesa del giudizio penale.
Finalmente, dopo quasi 9 anni dall'inizio della causa, il Giudice di Pace rigetta la domanda del tizio pari ad €. 13.727 e lo condanna a pagare le spese ai convenuti, liquidate in €. 11.144, che con gli accessori sono diventati €. 14.183.

Il furbo, pertanto, non solo non la fa franca, ma dovrà pagare più di quello che sperava di recuperare.
Insomma, una piccola storia italiana.  Un caso abbastanza raro in cui siamo riusciti a sventare uno degli innumerevoli tentativi di lucrare somme non dovute a danno delle assicurazioni.


(Luciano Belli Paci – l.bellipaci@lascalaw.com)
(Valeria De Leo – v.deleo@lascalaw.com)

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