Come salvarsi in corner dal riconoscimento tacito della scrittura privata

A fugare ogni dubbio sull’interpretazione dell’art. 215 c.p.c., che fissa il termine decadenziale per il disconoscimento della scrittura privata, è la Cassazione con la recente sentenza n. 15780 del 15 giugno 2018.

La Corte, nel caso di specie, ha individuato il termine entro il quale deve essere disconosciuto, a pena di decadenza, un documento prodotto dalla controparte con la memoria ex articolo 183, VI comma c.p.c., affermando il seguente principio di diritto: “effettuato il deposito della scrittura privata nel termine di cui al numero 2 del VI comma dell’articolo 183 c.p.c., in mancanza del deposito, ad opera della parte contro cui la scrittura è prodotta, della memoria prevista dal numero 3 della medesima disposizione, è tempestivo il disconoscimento della scrittura privata operata, ai sensi dell’articolo 215, alla prima udienza successiva all’effettuata produzione documentale”.

La facoltà di disconoscere una scrittura è espressamente prevista dall’art. 214 c.p.c. a favore della parte contro cui è prodotta in giudizio, tramite la negazione formale della stessa o della propria sottoscrizione.

Ma qual è il termine per esercitare tale diritto? La risposta va ricercata nell’art. 215 c.p.c., stando al quale la scrittura prodotta si considera come tacitamente riconosciuta qualora la parte interessata non la disconosca nella prima udienza o nella prima risposta successiva alla produzione.

La questione è stata sollevata nell’ambito di un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, nel quale era stata data prova del credito azionato mediante il deposito del contratto sottoscritto dall’opponente con la memoria ex articolo 183, VI comma c.p.c., n. 2. Il debitore, tuttavia, non fece seguire a tale atto la memoria ex articolo 183, VI comma c.p.c., n. 3, in quanto disconobbe il contratto alla prima udienza successiva al deposito delle memorie istruttorie.

La Corte di Cassazione, quindi, riprendendo una precedente pronuncia (Cass. n. 7409 del 28 marzo 2014), ha specificato che la prima risposta è integrata da un atto processualmente rilevante compiuto alla presenza di entrambe le parti, attesa l’esigenza dell’immediatezza della conoscenza del disconoscimento in capo al soggetto che ne è destinatario. Da ciò deriva che non può intendersi come prima risposta il mero deposito di note difensive autorizzate, proprio perché effettuato in assenza della controparte.

Pertanto, nel caso di specie, la scadenza del termine per il disconoscimento poteva ben essere individuata nella celebrazione della prima udienza successiva al deposito delle memorie istruttorie e non necessariamente nella memoria ex art. 183, VI comma c.p.c., n. 3.

Cass., Sez. VI Civ., 15 giugno 2018, n. 15780

Sara Raimondi – s.raimondi@lascalaw.com

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