Se “salvaguardato”, il mutuo non è gratis

Il mutuatario non può essere posto in condizione di versare interessi usurari a remunerazione del prestito erogatogli. A tutela di tale interesse, è consentito alle parti prevedere l’accesso, al contratto di mutuo, della c.d. “clausola di salvaguardia”, finalizzata ad ancorare automaticamente entro la soglia usura i tassi moratori applicati su rate di mutuo comprensive di interessi corrispettivi, nel caso in cui essi superino detto limite.

Non ha, pertanto, il diritto di restituire alla banca il solo capitale concesso a mutuo il cliente che, pur lamentando il superamento del Tasso Soglia da parte dei predetti interessi di mora, abbia pattuito con la propria banca la clausola in questione. In altri termini, la mutuante non è soggetta alla sanzione della gratuità del mutuo se protegge il proprio contraente attraverso detta pattuizione. Tanto, in quanto, “la clausola di salvaguardia contenuta nel contratto per cui è causa non prevede che il mutuatario abbia diritto a vedersi restituire gli interessi pagati oltre la soglia dell’usura, bensì che non debba proprio pagare interessi moratori eccedenti tale soglia”.

Questo, in sintesi, è l’approdo cui sopraggiunge il Tribunale di Napoli, ripercorrendo il solco tracciato dalla Suprema Corte, la quale, proprio in tema di indagine antiusura, ha rilevato che i parametri da porre in raffronto al Tasso Soglia sono, autonomamente fra loro, gli interessi corrispettivi e gli interessi moratori (cfr. Cass., ord. n. 23192 del 4 ottobre 2017).

Con pronuncia n. 1476, pubblicata lo scorso 4 febbraio 2018, infatti, il Giudice partenopeo, nel respingere la pretesa del mutuatario di vedere accertata, con la propria domanda giudiziale, l’usurarietà degli interessi di mora addebitati dalla banca convenuta – e, conseguentemente, condannata quest’ultima alla restituzione degli interessi “illegittimamente pagati” e al risarcimento dei danni arrecati – ha ritenuto del tutto lecita e regolarmente operativa, nella fattispecie, la clausola di salvaguardia in parola.

Al riguardo, il Giudicante osserva: “Si deve poi escludere che l’usurarietà del tasso di mora possa derivare dall’applicazione degli interessi moratori su rate comprensive degli interessi corrispettivi. Cass. 23192/2017 ha affermato che “In tema di contratto di mutuo, l’art. 1 L. 108/1996, la quale prevede la fissazione di un tasso soglia al di là del quale gli interessi pattuiti debbono essere considerati usurari, riguarda sia gli interessi corrispettivi che quelli moratori”.

Ciò posto, prosegue: “Anche a voler ritenere che la pattuizione di interessi moratori usurari renda nulla ogni pattuizione contrattuale degli interessi, anche di quelli corrispettivi, non può però ritenersi che si debba considerare un tasso composto risultante dall’applicazione degli interessi moratori su quelli corrispettivi: la Cassazione ha affermato che gli interessi moratori di per sé stessi considerati devono rispettare la soglia; che poi si applichino anche in caso di ritardo nel pagamento degli interessi corrispettivi, discende dalla loro funzione sanzionatoria, appunto, del ritardo del mutuatario nell’adempiere le proprie obbligazioni, che consistono nella restituzione del capitale e nel pagamento degli interessi corrispettivi”.

Nella stessa sentenza, in ultimo, il Tribunale napoletano, pur aderendo alle risultanze del CTU, contrarie al superamento del Tasso Soglia paventato dall’attore, dissente dal proprio ausiliare, affermando, in antifona a quanto dedotto da quest’ultimo, che la penale di estinzione anticipata non dovesse essere computata nel TEG in quanto costo mai, nel concreto, addebitato dalla convenuta.

Sul punto, segnatamente, deduce: “Il CTU nominato nel corso del presente giudizio ha accertato che il tasso degli interessi corrispettivi pattuiti nel contratto di mutuo per cui è causa non supera il tasso soglia. Per quanto concerne l’interesse di mora, non supera il tasso soglia, né quello nominale, né quello comprensivo degli altri oneri – i quali però non andrebbero sommati, perché non ricollegabili al ritardo nel pagamento”.

Tribunale di Napoli, Sez. Civ., 4 febbraio 2018

Benedetto Losacco – b.losacco@lascalaw.com

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