Risoluzione del contratto ex art. 1453 c.c. e corrispondenza tra “chiesto e pronunciato”

Nel caso in cui il giudice sia stato chiamato a pronunciarsi su contrapposte domande di risoluzione per inadempimento, questi dovrà valutare se accogliere l’una, l’altra, piuttosto che nessuna delle domande, ma non potrà respingerle entrambe dichiarando, al contempo, l’intervenuta risoluzione consensuale del rapporto, pena, diversamente, la violazione del principio della domanda e la necessaria corrispondenza tra chiesto e pronunciato.

Questo, in estrema sintesi, quanto affermato dalla Suprema Corte di Cassazione nella sentenza in commento, venendo così a riconfermare il primo dei contrapposti orientamenti che animano da tempo la giurisprudenza in ordine a “sino a dove possano spingersi i poteri del giudice” nelle vertenze che abbiamo ad oggetto la richiesta di risoluzione del contratto per contestato reciproco inadempimento.

A fronte di una sommaria disamina dei due contrapporti orientamenti, infatti, riaffermatisi negli anni pur a fronte di un già primissimo intervento delle Sezioni Unite in tal senso (S.S.U.U., n. 329 del 15/1/1983, Rv. 425132), la Cassazione ha ribadito che l’orientamento senz’altro preferibile è quello secondo cui il Giudice, nel caso in cui le parti non lo abbiamo espressamente richiesto, non può pronunciarsi sullo scioglimento per mutuo dissenso, perché così facendo violerebbe ingiustamente il principio della domanda che impone sempre al giudice di decidere entro e non oltre i limiti della stessa.

Così esprimendosi, la Corte ha dunque accolto il ricorso, cassando la sentenza della Corte d’Appello di Firenze e rinviando a quest’ultima per necessità di uniformarsi a tale principio.

Cass., Sez. II Civ., 17 luglio 2017, n. 17665

Benedetta Minotti – b.minotti@lascalaw.com

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