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Il riscatto dei Pigs: hanno messo i conti in ordine e le Borse volano

C’è un gran movimento nel Sud Europa, e non si tratta solo della massa dei turisti. Quella ha sicuramente il suo peso, visto che l’Europa Mediterranea ha registrato un aumento record dei flussi nel 2017, secondo il barometro dell’Organizzazione Mondiale del Turismo. A sorpresa, però, sono soprattutto i mercati finanziari ad emergere: il Wall Street Journal rende omaggio alle buone performance di Italia, Portogallo, Grecia e Spagna. I mercati dell’Europa meridionale sono l’oceano blu degli investitori internazionali in cerca di buoni affari, suggerisce il quotidiano finanziario statunitense, perché mentre negli Stati Uniti i venti di crescita potrebbero essere vicini all’esaurimento, si teme che le valutazioni si siano spinte troppo in alto e che il ciclo di espansione stia per concludersi, dalle nostre parti siamo ancora all’inizio. E se i mercati finanziari spagnoli appaiono un po’ meno spumeggianti rispetto al resto del Sud Europa, in compenso sulle vendite della grande distribuzione organizzata Madrid straccia tutti, l’ultimo report Nielsen la segnala per il più alto tasso di crescita tra i cinque maggiori mercati dell’Europa Occidentale, più 5,3% nel 2017 sul 2016.
I Paesi del Sud Europa sono partiti più lentamente degli altri, e adesso si godono il loro momento di gloria. I titoli azionari italiani in media sono cresciuti del 7% in euro e del 10% in dollari sulla base dell’indice MSCI ( Morgan Stanley Capital International, che considera i titoli maggiori del mercato). Il quotidiano finanziario statunitense sembra non mostrare troppa preoccupazione neanche per la situazione politica del nostro Paese e per i riflessi che potrebbe avere sui conti pubblici: per il momento è poca cosa rispetto alla guerra dei dazi tra la Cina e gli Stati Uniti oppure rispetto alle tensioni in Medio Oriente e al ruolo giocato dalla Russia. Anche i titoli del Tesoro vanno benone, quelli della Spagna hanno garantito un guadagno del 3% nel 2017, più 2,6% per il Portogallo. Riflettono i conti pubblici sempre più a posto: il deficit portoghese nel 2017 sarebbe stato il più basso dal 1974 se non ci fosse stata la ricapitalizzazione della banca pubblica Caixa Geral de Depositos. Anche così, comunque, è salito al 3% del Pil, riuscendo a non sforare il tetto posto dalle norme europee. E la crescita vola: nel 2017 il Pil portoghese è in rialzo del 2,7% sull’anno precedente, oltre un punto percentuale in più rispetto all’aumento messo a segno nel 2016. Una tendenza che si riflette anche nel benessere della popolazione, visto che il Pil pro capite aumenta quasi del 4% nel confronto annuo. Il Pil spagnolo va anche meglio, da diversi anni cresce in media di oltre il 3%, e il 2017 non sembra aver fatto eccezione, nonostante il grave elemento di instabilità dato dalla lotta per l’indipendenza della Catalogna. I consumi tirano, vanno bene anche gli investimenti, dalle costruzioni all’industria all’agricoltura. Ed è stato un anno record anche per le esportazioni, cresciute del 5% contro l’aumento del 4,7% delle importazioni. Tanto che il governo spagnolo ha recentemente vantato « il dinamismo e la robustezza » della qualità della crescita del Paese, non si tratta di venticelli passeggeri, insomma.
Per la Grecia certo ci sono ancora i riflessi dei problemi del passato, però il buon andamento dei mercati finanziari, rilevato dal Wall Street Journal, poggia su un terreno solido: il Pil nel 2017 è cresciuto dell’ 1,4%, dopo i dati degli ultimi due anni preceduti dal segno meno, e per il 2018 le previsioni sono ancora migliori, l’Ocse prevede un rialzo nell’ordine del 2,3% seguito da un più 2% nel 2019, pur tenendo conto della forte vulnerabilità del Paese legata al debito pubblico gigante ( raggiunge il 180% del Pil).
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