Risarcimento del danno in materia di appalto? Attenzione al termine biennale di prescrizione

Con la sentenza n. 20839 in commento la Suprema Corte è tornata sul tema del termine di prescrizione applicabile nel caso di richiesta di risarcimento del danno nell’ambito di un contratto di appalto.

La Corte di Cassazione in particolare conferma il principio dalla stessa già espresso con la sentenza n. 23075/2009, statuendo che: “l’art. 1668 c.c., nell’enunciare il contenuto della garanzia prevista dall’art. 1667 c.c., attribuisce al committente, oltre all’azione per l’eliminazione dei vizi dell’opera a spese dell’appaltatore o di riduzione del prezzo, anche quella di risarcimento dei danni derivanti dalle difformità e dai vizi nel caso di colpa dell’appaltatore; sicché, trattandosi di azioni comunque riferibili alla responsabilità connessa alla garanzia per vizi o difformità dell’opera e destinate a integrarne il contenuto, i termini di prescrizione e di decadenza di cui al citato art. 1667 c.c., si applicano anche all’azione risarcitoria“.

Sino al 2009 la giurisprudenza di legittimità era stata, invece, granitica nel sostenere che il termine di prescrizione biennale trovasse applicazione solo con riferimento alle azioni contrattuali di cui all’art. 1668 c.c. di eliminazione dei vizi e delle difformità a spese dell’appaltatore oppure di riduzione del prezzo. Il termine biennale, secondo questo orientamento non avrebbe trovato, dunque, applicazione in relazione alle comuni azioni contrattuali, quale quella di risarcimento del danno ex art. 1218 c.c, per la quale avrebbe operato il termine decennale di cui all’art. 2946 c.c.

Come già anticipato, tuttavia, l’orientamento della Suprema Corte è mutato a partire dal 2009.

Secondo questo nuovo orientamento, infatti, il termine biennale trova applicazione anche in relazione all’azione di risarcimento del danno, in quanto anche quest’ultima è riferibile alla responsabilità connessa alla garanzia per i vizi e le difformità e anch’essa risponde all’esigenza di contemperare l’interesse del committente a conseguire un’opera  immune da vizi e difformità e quello dell’appaltatore ad un accertamento sollecito di eventuali contestazioni al proprio operato.

Cass., Sez. II Civ., 06 settembre 2017, n. 20839

Sara Severoni – s.severoni@lascalaw.com

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