Il ricavato dell’esecuzione promossa dal fondiario rientra nell’attivo realizzato?

Non può ricomprendersi nel concetto di “attivo realizzato” – ai fini della quantificazione del compenso al curatore ex art. 39 L.F. – il valore dell’immobile liquidato nella procedura esecutiva promossa dal creditore fondiario, a meno che il curatore non sia intervenuto nell’esecuzione svolgendo un’attività diretta a realizzare una concreta utilità per la massa dei creditori, anche mediante la distribuzione a questi ultimi di una parte del ricavato della vendita.

Nel caso di specie, sotteso alla sentenza in commento, la Suprema Corte, secondo propria giurisprudenza costante e consolidata, ha avuto modo di ribadire come la valutazione delle attività compiute dal curatore ai fini della realizzazione dell’attivo nell’ambito della procedura concorsuale costituisca apprezzamento di fatto rimesso all’esclusiva valutazione del Tribunale.

La Corte, con la sentenza n. 11952/1993, aveva già avuto modo di escludere che l’importo ricavato dalla procedura esecutiva promossa dal creditore fondiario potesse configurare come “attivo realizzato”, sul rilievo che – sebbene il curatore fosse intervenuto nella procedura esecutiva – l’importo stesso era stato interamente ricavato al di fuori del fallimento, grazie all’ausilio di organi diversi dalla curatela, e che esso non era in alcun modo e neanche in parte confluito nella massa attiva del fallimento.

Da tale decisione si ricava chiaramente il principio secondo il quale, allorché il curatore sia intervenuto nell’esecuzione promossa dal creditore fondiario, il Tribunale – con apprezzamento insuscettibile di sindacato in sede di legittimità – debba verificare se l’attività concretamente posta in essere dal curatore si sia tradotta in un risultato realmente utile per la massa dei creditori (verificando, ad esempio, se il curatore abbia riscosso le rendite dei beni ipotecati o in parte il prezzo ai fini della graduazione).

Nella stessa prospettiva va considerato anche l’ulteriore precedente (Cass. Civ. n. 100/1998) che – confermando espressamente il criterio di valutazione sostanzialistica dell’opera del curatore e riaffermata l’esigenza che il compenso venga determinato valutando l’attività nel suo complesso – ha preso in esame il caso in cui la vendita dell’unico cespite immobiliare gravato da ipoteca per credito fondiario fosse stata realizzata direttamente dal curatore, pervenendo alla conclusione che l’attività andasse compensata con riferimento all’effettivo valore del bene, corrispondente appunto al prezzo realizzato.

Cass., Sez. I Civ., 06 Giugno 2018, n. 14631

Silvia Alessandra Pagani – s.pagani@lascalaw.com

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