Revocatoria di trust: chi sono i legittimati passivi?

“Oltre al debitore, unico legittimato passivo è il trustee, in quanto unico soggetto di riferimento nei rapporti con i terzi, non quale legale rappresentante, ma come colui che dispone del diritto, nonché soggetto capace di agire ed essere citato in giudizio ai sensi dell’art. 11 della Convenzione adottata a L’Aja il 1° luglio 1985 ratificata con legge 16 ottobre 1989, n. 364”. Così ha statuito la Corte di Cassazione con sentenza n. 19376/2017.

La decisione in commento trae origine dall’impugnazione di una sentenza, con cui la Corte d’Appello di Bologna aveva rigettato il gravame proposto avverso la sentenza di primo grado, che aveva accolto l’azione revocatoria ex art. 2901 c.c. avente ad oggetto gli atti di costituzione di un fondo patrimoniale e di istituzione di un trust per esigenze familiari, in cui confluivano gli stessi immobili del fondo.

In primo grado le beneficiarie del trust non erano state coinvolte nel giudizio e la questione del litisconsorzio necessario non era stata neanche sollevata; in appello, invece, pur essendo stata sollevata dalla parte soccombente, i giudici l’avevano respinta.

Nel ricorso per Cassazione, preliminarmente veniva eccepita la mancata integrazione del contraddittorio nei confronti dei beneficiari del trust.

In tema di legittimati passivi, infatti, la giurisprudenza di merito è divisa: la tesi che nega il litisconsorzio necessario fa leva sull’assunto che oggetto della domanda revocatoria è l’atto dispositivo (cui i beneficiari sono estranei) e non l’atto istitutivo (fonte esclusiva dei diritti dei beneficiari); dall’altra parte, invece, c’è chi sostiene che i beneficiari sono in ogni caso destinati a subire gli effetti dell’eventuale sentenza di revoca del negozio e perciò legittimati passivi.

Sul punto, la tesi fatta propria dalla Cassazione distingue a seconda del contenuto della posizione beneficiaria.

In primo luogo, i Giudici della III Sez. Civ. della Corte di Cassazione hanno affermato che oggetto dell’azione revocatoria non è l’atto istitutivo del trust, in quanto esso è un istituto di natura programmatica ed unilaterale, bensì gli atti dispositivi, di natura traslativa, destinati al trasferimento di beni al trustee. Solo quest’ultimi sono potenzialmente idonei a pregiudicare le ragioni dei creditori.

Il legittimato passivo a resistere all’azione revocatoria è perciò soltanto il trustee, essendo l’unico soggetto che dispone del diritto e funge da figura di riferimento nei confronti dei terzi.

I beneficiari del trust, invece, non sono legittimati passivi dell’azione revocatoria, laddove emerga che non sono titolari di diritti attuali sui beni conferiti. A tal uopo, non basta l’interesse alla corretta amministrazione del patrimonio (in quanto non integra una posizione di diritto soggettivo attuale), ma è necessario verificare l‘esatta posizione dei beneficiari rispetto ai beni.

In virtù di tali argomentazioni, la Corte ha rigettato il ricorso confermando la sentenza di appello, sostenendo che le clausole del negozio non consentivano di qualificare i beneficiari né come attuali destinatari di reddito con diritti quesiti, né come beneficiari finali con diritto immediato a ricevere i beni del trust.

Cass., Sez. III Civ., 3 agosto 2017, n. 19376 (leggi la sentenza)

Giulia Martucci – g.martucci@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche

Il termine per proporre appello avverso l’ordinanza pronunciata in udienza ai sensi dell’art. 70...

Diritto Processuale Civile

L’adesione all’eccezione di incompetenza territoriale formulata da controparte consente all’ad...

Diritto Processuale Civile

Cosa fare quando un decreto viene dichiarato nullo? Lo si sostituisce con una nuova ingiunzione! ...

Diritto Processuale Civile