Revocando si impara…

In tema di revocatoria fallimentare di rimesse bancarie, l’ipotesi di esenzione ex art. 67, comma terzo, lett. b) l.f. ha reso priva di pregio la distinzione tra rimesse solutorie e ripristinatorie.

Con la sentenza in commento, il Tribunale di Mantova ha ritenuto fondata la domanda revocatoria proposta dal Curatore di un Fallimento, il quale chiedeva al Tribunale la revoca ai sensi dell’art. 67 l.f. di alcune rimesse in conto corrente bancario registrate su un c/c acceso presso la Banca Alfa.

La Banca convenuta eccepiva, tra l’altro, che il conto corrente era affidato e i pagamenti erano intervenuti su conto passivo ma non scoperto.

In particolare, la convenuta affermava la non revocabilità delle rimesse in quanto la società fallita beneficiava di un’apertura di credito per € 75.000,00 e di un affidamento per anticipo fatture di € 200.000,00. Di talché, almeno tre delle operazioni di cui è stata domandata la revoca, in quanto anteriori alla revoca delle linee di credito, non avrebbero rivestito il carattere di pagamenti di natura solutoria, non essendo intervenuti in una situazione di conto corrente scoperto, in quanto rimesse effettuate nei limiti del fido e dirette a ripristinare la disponibilità sul conto.

Sul punto il Tribunale, con ampia e precisa motivazione, ha affermato che dal momento in cui il legislatore ha previsto come ipotesi di esenzione ex art.67, comma terzo, lett. b) l.f. che le rimesse non sono revocabili se non riducono in maniera consistente e durevole l’esposizione debitoria della società fallita nei confronti della Banca, ha perso di significato la circostanza che le rimesse siano pervenute su un conto passivo scoperto o solo passivo considerato che il ripristino della provvista a favore del cliente non ha più alcuna rilevanza, essendo riconosciuta ex lege natura solutoria a tutte e solo le rimesse finalizzate all’estinzione del debito contratto nei confronti dell’Istituto di credito.

Peraltro, il Giudice ha affermato che il caso in esame rappresentava l’ipotesi di scuola di conto di fatto “congelato” sebbene non formalmente chiuso. Pertanto, anche nella disciplina previgente, a prescindere dalla sussistenza o meno di un affidamento, la situazione era valutata equivalente a quella in cui il rapporto è stato risolto di diritto, considerato che si affermava la revocabilità, riconoscendone il carattere solutorio, delle rimesse non seguite da una successiva riutilizzazione dell’affidamento, e funzionali unicamente a ridurre il debito del cliente nei confronti della Banca.

La sentenza, inoltre, risulta di particolare interesse nella parte in cui il Giudice ha affermato che, a suo avviso, le previsioni di cui all’art. 67, comma terzo, l.f., in tema di esenzione dalla revocatoria, costituiscono fatti impeditivi che ostacolano la revocabilità degli atti a titolo oneroso, ma la relativa eccezione può essere rilevata anche d’ufficio quando il fatto risulta ex actis, in mancanza di una esplicita previsione di legge che limiti alla parte la possibilità di sollevare l’eccezione.

Tribunale di Mantova, sentenza del 29 dicembre 2017

Luca Scaccaglia – l.scaccaglia@lascalaw.com

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