Revocabilità della donazione in favore del coniuge

Finalità dell’art. 803 Cod. Civ. è quella di favorire i discendenti del donante, non ancora nati o la cui esistenza sia ignorata al momento della donazione. La non estensibilità dell’irrevocabilità delle donazioni per sopravvenienza dei figli al coniuge non si pone in contrasto con l’art. 3 Cost. poiché, nonostante che il coniuge e il figlio siano elementi del nucleo familiare, la loro situazione non è del tutto equiparabile: infatti, mentre il legame tra un genitore e il figlio è espressione di una relazione giuridica diretta, destinata a non venire meno, il rapporto tra i coniugi ha natura diversa ed è soggetta a modificazioni nel corso della loro vita”.

Questo è il principio statuito dalla Suprema Corte con la sentenza n. 2106/18 del 29/1/2018.

Il caso oggetto di detta pronuncia riguardava un uomo, il quale, nel 2008, adiva il Tribunale di Viterbo, al fine di ottenere la revoca di una donazione da quest’ultimo effettuata nel 2002 in favore di una donna (sposata nel 1996), avente ad oggetto un appartamento acquistato nel 1997 e adibito a casa coniugale. In particolare, l’attore chiedeva la revoca della donazione, oltre che per ingratitudine, anche per sopravvenienza di una figlia, nata da una relazione con un’altra donna.

Il Giudice di primo grado nel 2010 rigettava la domanda di revocazione per ingratitudine, non sussistendone i presupposti, ma accoglieva la domanda di revocazione per sopravvenienza della figlia.

Parte convenuta impugnava, quindi, la decisione innanzi alla Corte d’Appello di Roma, la quale, tuttavia, respingeva il ricorso.

La donna decideva, a quel punto, di proporre ricorso in Cassazione.

Tra i diversi motivi oggetto del ricorso, la ricorrente lamentava la violazione degli artt. 803 Cod. Civ. e 3 Cost., in quanto la Corte territoriale avrebbe errato nel non escludere la revocabilità della donazione effettuata in favore del coniuge, sulla base di una risalente pronuncia del 1965 che statuiva la irrevocabilità delle liberalità a vantaggio dei figli naturali riconosciuti. La ricorrente, dunque, sosteneva la violazione dell’art. 3 Cost., in quanto in questo modo si differenzierebbe tra i componenti del nucleo famigliare fondamentale (moglie e figli).

La Suprema Corte, tuttavia, come anticipato, rigettava il ricorso e, in relazione al predetto motivo, statuiva il principio sopra enunciato.

Cass., Sez. II Civ., 29 gennaio 2018, n. 2106

Sara Severoni – s.severoni@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche

L’obbligazione alimentare degli ascendenti ha natura sussidiaria rispetto a quella dei genitori. Q...

Persone e Famiglia

Con il superamento di una certa età, il figlio maggiorenne, anche se economicamente non ancora indi...

Persone e Famiglia

La violazione del dovere di fedeltà coniugale è considerata una violazione particolarmente grave e...

Persone e Famiglia