Revoca della dichiarazione di fallimento: le sorti del giudizio di opposizione allo stato passivo

L’inscindibile rapporto tra il giudizio di opposizione e la procedura fallimentare.

La Corte di Cassazione, con ordinanza del 08 febbraio 2018 n. 3075, chiamata a pronunciarsi sulla sorte del giudizio di opposizione allo stato passivo nel caso della revoca della sentenza di fallimento, ha sancito che “la sopravvenuta revoca della dichiarazione di fallimento, passata in giudicato, rende improcedibile il giudizio di opposizione allo stato passivo, attesa la natura endofallimentare di detto giudizio, inteso all’accertamento del credito con effetti limitati al concorso allo stato passivo”.

Difatti, la lege fallimentare riformata ha inteso strutturare il giudizio di opposizione allo stato passivo come un procedimento strettamente connesso alla procedura fallimentare, inteso ad accertare il credito ai soli fini dell’ammissione al passivo.

Ciò è facilmente evincibile dell’art. 96, ultimo comma, L.F., il quale dispone che il decreto che rende esecutivo lo stato passivo e le decisioni assunte all’esito dei giudizi di cui all’art. 99 L.F. “producono effetti soltanto ai fini del concorso”, così rendendo palese l’inscindibile collegamento tra il procedimento fallimentare e l’accertamento del passivo che ivi si compie.

L’art. 120 L.F. prevede che “il decreto o la sentenza con la quale il credito è stato ammesso al passivo costituisce prova scritta per gli effetti di cui all’art. 634 del codice di procedura civile”.

Pertanto, sulla base di quanto sopra detto, ne consegue che il creditore, che intenda agire nei confronti del debitore tornato in bonis, dovrà munirsi di un titolo esecutivo, potendo avvalersi della pronuncia di ammissione al passivo solo come prova scritta, ai fini del conseguimento del decreto ingiuntivo, rimanendo così preclusa la piena efficacia ultrafallimentare del credito accertato nella procedura fallimentare.

Dunque, su detti principi la Suprema Corte ha giustificato il convincimento dello stretto ed ineludibile rapporto tra il giudizio di opposizione al passivo e la procedura fallimentare, così da dover concludere per l’improcedibilità del primo a ragione della revoca del fallimento, passata in giudicato.

Cass., Sez. I Civ., 12 ottobre 2017, n. 3075

Ilaria Termine – i.termine@lascalaw.com

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