Revoca della datio in solutum : l’anormalità è in re ipsa

Il trasferimento di una res pro pecunia estintivo di un debito pecuniario costituisce prestazione in luogo dell’adempimento revocabile indipendentemente dal negozio utilizzato.

Con la sentenza in commento il Tribunale di Vicenza, adeguandosi all’orientamento prevalente della Corte di Cassazione (Cfr. Cass., 4 marzo 2016, n. 4265), ha confermato che l’estinzione di un debito pecuniario, scaduto ed esigibile, mediante il trasferimento di una res pro pecunia è da considerarsi, in quanto mezzo di pagamento anomalo, come una datio in solutum revocabile ai sensi dell’art. 67 comma 1°, n. 2, L.F. indipendentemente dallo strumento negoziale adottato dalle parti per attuare il trasferimento.

Ciò anche nel caso in cui il suddetto trasferimento sia effetto di un valido contratto di compravendita, nel quale sia espressamente manifestato dai contraenti l’intento di non provvedere alla corresponsione del prezzo della vendita.

Inoltre, la Corte di merito ha affermato che alla prestazione in luogo dell’adempimento non sia applicabile, nemmeno in via analogica, l’esenzione prevista dall’art. 67, comma 3°, lett. c), L.F. che fa salve, tra le altre, le vendite aventi ad oggetto immobili ad uso abitativo destinate a costituire l’abitazione principale dell’acquirente (o dei suoi affini e parenti entro il 3° grado).

Il Tribunale, infatti, ha sostenuto che la datio in solutum non possa rientrare nel concetto di vendita di cui all’art. 67, comma 3°, lett. c), L.F..

Del resto Il legislatore, se avesse voluto includere la prestazione in luogo dell’adempimento nell’alveo dell’esenzione di cui sopra, non avrebbe parlato in modo specifico di “vendita”, ma avrebbe usato i più generici termini “atto a titolo oneroso”, come all’art. 67, comma, 1°), n. 1, L.F. o “atti a titolo oneroso che hanno come effetto il trasferimento della proprietà o di altro diritto reale di godimento di immobili”, come nell’esenzione da revocatoria prevista dall’art. 10 del D.Lgs 122/2005.

Infine, viene evidenziato come la ratio sottesa all’esenzione prevista all’art. 67, comma 3°, lett. c), L.F. sia volta tutelare la parte acquirente solo nell’ipotesi in cui questa abbia stipulato una semplice e tradizionale compravendita immobiliare.

Nella fattispecie in esame, il Tribunale di Vicenza, adeguandosi al suddetto orientamento, ha dichiarato inefficace nei confronti del Fallimento attore il trasferimento immobiliare effettuato in favore del convenuto mediante prestazione in luogo dell’adempimento e condannato quest’ultimo a restituire alla massa l’immobile oggetto del trasferimento.

Tribunale di Vicenza, 3 agosto 2017, n. 2500

Luca Scaccaglia – l.scaccaglia@lascalaw.com

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