Revisione delle condizioni di divorzio

L’assegno divorzile può essere richiesto anche in caso di pregressa contumacia in giudizio?

Questa, in sintesi, la questione su cui ha avuto modo di pronunciarsi la Suprema Corte con l’ordinanza in commento (ord. n. 683 dep. il 12 gennaio 2017).

Nel caso di specie, la signora K.V.O., contumace nel giudizio di divorzio e beneficiaria, in forza del precedente giudizio di separazione, del relativo assegno, aveva adito il Tribunale di Roma prima e la Corte d’Appello poi per l’ottenimento di una modifica delle proprie condizioni di divorzio. In particolare, la ricorrente mirava a vedersi riconoscere ex post un assegno di divorzile precedentemente non riconosciutole dalla sentenza di scioglimento del matrimonio proprio in ragione della sua mancata costituzione in giudizio (e, conseguente, da qualsiasi sua domanda sul punto).

Né il Tribunale prima, né la Corte d’Appello poi, le riconoscevano quanto richiesto. La signora proponeva quindi ricorso per Cassazione, giudicato però inammissibile. Queste le ragioni.

A giudizio della Suprema Corte, nel procedimento per la modifica delle condizioni di divorzio, la richiesta dell’assegno divorzile, pur essendo ammissibile anche ove non precedentemente richiesto, ivi compresa l’ipotesi di contumacia, è pur sempre soggetta alla dimostrazione, da parte dell’interessato, di “circostanze sopravvenute rispetto alle statuizioni del divorzio operanti rebus sic stanti bus, concernenti la disponibilità di mezzi adeguati e la impossibilità oggettiva a procurarseli”.

Dimostrazione che l’interessato, nel giudizio per la modifica delle condizioni di divorzio, è sempre tenuto a fornire. Questo il quanto “la rilevanza dei fatti pregressi e delle ragioni giuridiche non addotte nel giudizio di divorzio rimane infatti esclusa in base alla regola generale secondo cui il giudicato copre il dedotto ed il deducibile”. Principio che, inutile dirlo, trova applicazione anche nell’ipotesi in cui il coniuge divorziato chieda per la prima volta l’assegno divorzile in sede di modifica in quanto contumace nel pregresso giudizio di divorzio. Sarebbe infatti incongruo – precisa la Corte – riconoscere a quest’ultimo una posizione diversa da quella del coniuge che, essendosi costituito, non abbia chiesto l’attribuzione di detto assegno.

Nel caso di specie, dal momento che la ricorrente non aveva fatto altre che limitarsi a chiedere la conferma dell’assegno di separazione senza però considerare: a) che con la sentenza di divorzio era venuto meno tanto il proprio vincolo matrimoniale, quando il titolo che legittimava quell’attribuzione patrimoniale; b) che sarebbe quindi stato necessario dedurre nel “nuovo” giudizio di modifica delle condizioni di divorzio fatti idonei a giustificare la revisione delle condizioni di divorzio (che nessun assegno, in ragione della sua contumacia, le avevano riconosciuto), la Corte ha ritenuto di non poter far altro che dichiarare inammissibile il ricorso di quest’ultima.

Benedetta Minottib.minotti@lascalaw.com

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