Responsabilità dell’intermediario finanziario con riguardo alle perdite subite in seguito all’investimento in titoli obbligazionari emessi dalla Lehman Brothers: la posizione della Giurisprudenza del Tribunale di Torino e del Tribunale di Como

Tribunale di Como, 24 marzo 2014, n. 587

Tribunale di Torino, 26 marzo 2014

Dopo la nota pronuncia del 2010, il Tribunale di Torino (con una serie di pronunce, da ultimo quella qui in commento) ha escluso la sussistenza di una responsabilità dell’intermediario finanziario riguardo alle perdite subite da parte dell’investitore in conseguenza della negoziazione dei titoli obbligazionari emessi dalla Lehman Brothers.

Il Giudice torinese, dopo aver esaminato le questioni preliminari sottoposte alla propria attenzione (tra cui la prescrizione della pretesa responsabilità contrattuale e l’inammissibilità dell’azione di risoluzione), affronta il tema dell’informativa dovuta all’investitore, con riguardo alla negoziazione dei titoli di debito emessi dalla Banca d’affari statunitense.

Secondo il Tribunale “l’informativa è stata assolutamente esauriente, considerato che la banca attraverso il richiamo al consorzio Patti Chiari ha fornito tutti gli elementi necessari per scegliere consapevolmente“, prosegue il Giudice di prime cure che “al momento delle operazioni (parte attrice non ha prodotto il documento secondo cui le stesse sarebbero state destinate ad investitori istituzionali e comunque tale circostanza sarebbe irrilevante riguardando detta informativa la vendita al mercato primario e non al secondario, com’è nel caso di specie), era una tra le maggiori banche statunitensi ed aveva un rating pari ad A aumentato in data 10.11.2005 ad A+ e rimasto sostanzialmente invariato fino al default, con la conseguenza che al momento delle operazioni i titoli erano assolutamente sicuri e al cliente aver riferito il rating, cioè il grado di sicurezza del titolo in rapporto alle caratteristiche dell’emittente, era elemento assolutamente sufficiente“.

I segnali che l’investitore ha portato all’attenzione del Giudice in ordine alla supposta rischiosità dell’investimento, non sono assolutamente idonee a ritenere fondato il rischio dell’emittente in quanto “non era significativo l’andamento dei credit default swap in quanto come emerge dal rapporto del Comitato per la vigilanza bancaria della banca centrale Europea, parere questo di certo molto più accurato, puntuale ed influente dei pareri degli articoli di giornale e delle pubblicazioni prodotte da parte attrice i CDS non sono idonei ad indicare il pericolo di insolvenza di un emittente, in quanto i CDS non costituiscono un metodo di analisi corretto. D’altra parte le agenzie di rating, le quali avevano a disposizione i bilanci e tutte le informazioni sulla società, società che costituiva una tra le maggiori banche di affari degli Stati Uniti, come si è detto, avevano mantenuto (a torto o a ragione, ma non era possibile all’epoca affermare che il giudizio non era corretto) il rating A“.

Tali valutazioni concorrono ad escludere la sussistenza di un inadempimento informativo di carattere precontrattuale da parte dell’intermediario finanziario, non potendo in alcun modo affermarsi la rischiosità del titolo.

Affrontando, poi, la questione relativa all’informativa relativa al “peggioramento delle condizioni finanziarie della società”, il Tribunale ha escluso l’obbligo di informativa secondo quanto previsto dall’art. 21 del TUF, ovvero in base dalla disciplina del contratto e, per quanto concerne l’obbligo di informativa previsto dal Consorzio Patti Chiari ed all’indicazione presente sull’ordine di investimento, il Giudice ha concluso che “si deve osservare che ogni caso, anche qualora si volesse assumere che la banca con tale richiamo si era assunta obblighi informativi successivi alle operazioni, tali obblighi erano limitati a quanto previsto nei patti stessi, nel senso che la banca doveva comunicare al cliente quando un titolo usciva dall’elenco, circostanza questa che presupponeva o che le agenzie di rating abbassassero il rating sotto la soglia A- ovvero se saliva il valore a rischio oltre il valore soglia, valore che era determinato con il metodo VaR“. E’ escluso, quindi, che alla Banca competesse un obbligo di informativa generico.

Analoga è la posizione assunta dal Tribunale di Como che, in seguito anche all’assunzione di una Consulenza Tecnica d’Ufficio, ha concluso per l’insussistenza di una responsabilità dell’intermediario finanziario “posto che, alla data dell’investimento per cui è causa, non risulta fossero noti elementi che potessero far intuire un default di quella che era una delle maggiori banche d’affari su scala mondiale”.

16 aprile 2014

(Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com)

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