Responsabilità dell’avvocato e risarcimento del danno

“La responsabilità dell’esercente la professione forense non può affermarsi per il solo fatto del mancato corretto adempimento dell’attività professionale, occorrendo infatti verificare se, qualora l’avvocato avesse tenuto la condotta dovuta, il suo assistito avrebbe conseguito il riconoscimento delle proprie ragioni, difettando altrimenti la prova del nesso eziologico esistente tra la condotta del legale ed il risultato che ne è derivato”.

Questo, in estrema sintesi, il principio ribadito dalla Suprema Corte con l’ordinanza n. 6862/18 in materia di responsabilità professionale.

In linea all’orientamento ormai consolidato, la Cassazione ha infatti riconfermato che l’affermazione di responsabilità del prestatore di opera intellettuale in genere – e quindi, nel giudizio di specie, dell’avvocato convenuto in giudizio dal proprio cliente, in relazione ad una omessa riproposizione in appello di una istanza di verificazione di sottoscrizione apposta, a titolo di quietanza, su di una fattura -, richiede sempre una “valutazione prognostica positiva” circa il probabile esito favorevole che il cliente avrebbe conseguito se l’attività fosse stata svolta secondo correttezza e diligenza professionale.

Una valutazione prognostica, quindi, che non necessariamente implica la prova, certa ed inequivocabile, del raggiungimento del risultato voluto, ma perlomeno l’alta probabilità che il medesimo avrebbe potuto realizzarsi. Diversamente, afferma la Corte, verrebbe meno la prova del nesso eziologico tra la condotta del legale ed il risultato derivatone.

Così disponendo, la Corte ha ritenuto che il Tribunale di Reggio Emilia, in riforma della sentenza del Giudice di Pace del luogo, avesse correttamente giudicato nel rigettare la pretesa risarcitoria avanzata dal cliente nei confronti del proprio avvocato, non essendo stata data la prova, alla luce del giudizio prognostico di cui sopra, del necessario nesso eziologico tra il preteso inadempimento addebitato al professionista ed il danno lamentato dall’attore.

Cass., Sez. III Civ., 20 marzo 2018, ordinanza n. 6862

Benedetta Minotti – b.minotti@lascalaw.com

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