Responsabilità da reato degli enti: la Cassazione interviene per la prima volta escludendo l’ammissibilità della parte civile nei procedimenti a carico degli enti (Cass., 22/01/2011, Sez. VI pen.)

Il problema dell’ammissibilità della costituzione di parte civile nel procedimento a carico degli enti ha dato luogo a interpretazioni contrastanti sia nella dottrina, che nella giurisprudenza di merito.
In alcuni casi l’esclusione della parte civile è stata giustificata con riferimento alla natura formalmente amministrativa della responsabilità prevista nel D. Lgs. 231/2001, mentre quanti propendono per la natura sostanzialmente penale di questo tipo di responsabilità da reato sono favorevoli a riconoscere tale possibilità in capo alla parte civile.

Il dibattito sulla questione ha finito per investire il tema della natura della responsabilità degli enti, tema quanto mai incerto, su cui la giurisprudenza, almeno quella di legittimità, non si è ancora pronunciata in termini definitivi, mentre la dottrina si è divisa, proponendo una molteplicità di interpretazioni, che vanno dal riconoscimento della natura di vera e propria responsabilità penale, alla negazione di essa, per affermare che si tratti di una responsabilità amministrativa, fino a ritenere che ci si trovi dinanzi ad una sorta di tertium genus di responsabilità, ma comunque riconducibile ad un modello latu sensu criminale, in cui vengono coniugati elementi del sistema penale e amministrativo.
Sul tema si è recentemente pronunciata per la prima volta la Suprema Corte di Cassazione: Sentenza del 22 gennaio 2011, n. 2251 (leggi la massima e la sentenza per esteso).

La VI Sezione, condividendo quanto sostenuto da autorevole dottrina, ritiene che lo specifico problema relativo alla ammissibilità della costituzione di parte civile nel procedimento a carico degli enti non dipenda, in maniera decisiva, dalla risposta sulla natura della responsabilità prevista nel D. Lgs. 231/200, conclude affermando la non ammissibilità della costituzione di parte civile.
 

Per fare ciò la Corte si concentra:
a)  sulla sistematica rimozione, nel D. Lgs. 231/2001, di ogni richiamo o riferimento alla parte civile (e alla persona offesa), circostanza questa che porta a ritenere che non si sia trattato di una lacuna normativa, quanto piuttosto di una scelta consapevole del legislatore, che ha voluto operare, intenzionalmente, una deroga rispetto alla regolamentazione codicistica;
b)  su alcuni dati specifici ed espressi che confermano la volontà di escludere questo soggetto dal processo (si vedano gli artt. 27 in materia di responsabilità patrimoniale dell'ente e 54 in materia di regolamentazione del sequestro conservativo);
c)  sulla impossibilità di procedere all’applicazione – attraverso una interpretazione estensiva o analogica degli artt. 185 c.p. e 74 c.p.p. – in considerazione del fatto che per entrambe tali norma il presupposto per la costituzione di parte civile è rappresentato dalla commissione di un reato, non di un illecito amministrativo ascrivibile all’ente.

(Sabrina Galmarini – s.galmarini@lascalaw.com)

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