Responsabilità amministrativa degli enti estesa agli “eco-reati”

Il Decreto legislativo 7 luglio 2011 n. 121 Attuazione della direttiva 2008/99/CE sulla tutela penale dell'ambiente, nonché della direttiva 2009/123/CE che modifica la direttiva 2005/35/CE relativa all'inquinamento provocato dalle navi e all'introduzione di sanzioni per violazioni”(G.U. n. 177 del 1° agosto 2011), in vigore dal 16 agosto scorso, ha ricompreso taluni reati ambientali nell’elenco dei reati presupposto di cui alla normativa in materia di responsabilità amministrativa degli enti (D. Lgs. 231/2001, di seguito anche “ Decreto”) .

La suddetta estensione era in effetti già prefigurata nella legge n. 300/2000, con cui si delegava il Governo a legiferare, tra l’altro, in materia di responsabilità amministrativa delle persone giuridiche e degli enti privi di personalità giuridica “in relazione alla commissione dei reati in materia di tutela dell'ambiente e del territorio”(art. 11, lett. d).

La legge comunitaria 2009 (n.96/2010) che ha delegato il Governo a recepire le direttive sopra citate, relative alla tutela penale dell'ambiente  e all’inquinamento provocato dalle navi, dispone specificamente all’art. 19 l’introduzione tra i reati presupposto di cui al D.Lgs. 231/2001 delle fattispecie criminose indicate nelle due direttive e la previsione, nei confronti degli enti nell’interesse o a vantaggio dei quali è stato commesso uno dei reati di cui alle direttive, di “ adeguate e proporzionate sanzioni amministrative pecuniarie, di confisca, di pubblicazione della sentenza ed eventualmente anche interdittive, nell’osservanza dei princìpi di omogeneità ed equivalenza rispetto alle sanzioni già previste per fattispecie simili, e comunque nei limiti massimi previsti dagli articoli 12 e 13 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231”.

E’ opportuno rilevare, in termini più generali,  che il legislatore delegato introduce nell’ordinamento giuridico italiano attraverso il decreto n.121/2011 quelle sole disposizioni atte a garantire l’adempimento degli obblighi derivanti dalla normativa comunitaria in materia di reati ambientali: nella Relazione illustrativa si evidenzia infatti a tal proposito che “considerati i limiti di pena contenuti nell’art. 2 della Legge Comunitaria… un completo  ripensamento del sistema dei reati contro l’ambiente…… potrà costituire oggetto di un separato e successivo intervento normativo”; siffatto intervento potrà – ci si augura –  configurare come delitti le più gravi forme di aggressione all’ambiente, con ben altra efficacia rispetto ai reati contravvenzionali sui quali è attualmente basata la tutela penale dell’ambiente.

Nell’ottica sopra evidenziata, l’art. 1 del Decreto si limita ad inserire nel codice penale due nuovi articoli, 727-bis e  733-bis, al fine di sanzionare quelle fattispecie di reato riguardanti la tutela penale dell’ambiente presenti nella direttiva 2008/99/CE, ma non nel nostro Codice penale.

I nuovi reati presupposto in materia ambientale

Tornando al tema che qui interessa, può a ben ragione ritenersi che l’aver introdotto la responsabilità ex D.Lgs. 231/2001 a carico degli enti in relazione alla commissione di taluni “ecoreati” costituisce l’aspetto più significativo della nuova disciplina.

L’ampliamento del catalogo dei reati presupposto ai reati ambientali, formalmente realizzata – come ormai prassi –  attraverso l’inserimento nel Decreto di un ulteriore articolo, trova allocazione nel comma 2 dell’art. 2 del D. Lgs. 121/2011, che riporta il testo del nuovo art. 25-undecies del Decreto; al comma 1 dello stesso art.2 il legislatore provvede – molto opportunamente – a correggere la doppia numerazione dell’art. 25-nonies del Decreto, scaturita dalle recenti modifiche allo stesso apportate e assegnando quindi l’art. 25-decies al reato rubricato “Induzione  a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all'autorità giudiziaria”.

Il legislatore delegato ha individuato gli illeciti in materia ambientale che se commessi nell’interesse o a vantaggio dell’ente comportano la responsabilità amministrativa del medesimo ai sensi del D.Lgs. 231/2001 e l’irrogazione delle relative sanzioni, con riferimento a talune figure di reato previste  nel Codice penale, nel D.Lgs n.152/2006 (“Codice Ambiente”), nella legge n.150/1992 (Commercio internazionale di animali e vegetali in via di estinzione e commercializzazione specie animali pericolose), nella legge n. 549/1993 ( Misure a tutela dell’ozono stratosferico e dell’ambiente) e nel D.Lgs. n. 202/2007 (Attuazione della direttiva 2005/35/CE relativa all'inquinamento provocato dalle navi e conseguenti sanzioni).

Può essere d’ausilio, per una sintetica e più immediata visione d’insieme delle principali condotte illecite di cui sopra, riportare qui di seguito gli articoli di legge elencati  nel decreto de quo, unitamente alla rubrica dei medesimi e/o ad una breve descrizione della tipologia di reati considerati, sia pur senza specificare le differenti fattispecie di reato descritte nei diversi commi del medesimo articolo, richiamati e distinti dal legislatore delegato al fine di graduare, in base alla gravità dell’illecito commesso, la sanzione applicabile all’ente.

Codice penale (trattasi dei due nuovi articoli introdotti dal decreto 121/2011):
Art.727-bis (uccisione, distruzione, cattura, prelievo, detenzione di esemplari di specie animali o vegetali selvatiche protette);
Art. 733-bis (distruzione o deterioramento di habitat all’interno di un sito protetto).

Decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152 (“Codice Ambiente”):
Art.137 (sanzioni penali – scarico di acque reflue industriali);
Art.  256 (attività di gestione rifiuti non autorizzata);
Art. 257 (mancata bonifica dei siti in conseguenza di inquinamento del suolo, del sottosuolo, delle acque superficiali o sotterranee);
Art. 258 (violazione degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari in materia di gestione rifiuti) ;
Art. 259 (traffico illecito di rifiuti) ;
Art. 260 (attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti);
Art. 260 – bis (violazioni inerenti gli obblighi derivanti dall’istituzione del Sistema di Controllo della Tracciabilità dei Rifiuti – SISTRI);
Art. 279 ( sanzioni penali per superamento di valori limite di emissione nell’esercizio di stabilimento). 

Legge 7 febbraio 1992 n. 150 (Commercio e detenzione di animali e vegetali in via di estinzione e commercializzazione di specie animali pericolose):
Art.1 e Art. 2 (importazione, esportazione e riesportazione, detenzione, trasporto  di specie animali e vegetali in via di estinzione senza il prescritto certificato o licenza o senza osservare le prescrizioni finalizzate all’incolumità degli esemplari o utilizzo degli esemplari in modo difforme dalle prescrizioni contenute nei provvedimenti autorizzativi o certificativi;commercializzazione di piante riprodotte artificialmente in contrasto con normative comunitarie);
Art. 6 (violazioni al divieto di detenzione di esemplari vivi di mammiferi e rettili di specie selvatica ed esemplari vivi di mammiferi e rettili provenienti da riproduzioni in cattività che costituiscano pericolo per la salute e per l’incolumità pubblica);
Art. 3- bis (falsificazione o alterazione di certificati, licenze, notifiche di importazione; dichiarazioni, comunicazioni di informazioni scientemente false al fine di acquisizione di una licenza o di un certificato ecc.., secondo quanto previsto dal Regolamento CE n. 338/97) .
 
Legge 28 dicembre 1993 n. 549 (Misure a tutela dell’ozono stratosferico e dell’ambiente):
Art. 3 (produzione, consumo,importazione, esportazione, detenzione di  sostanze lesive).

Decreto legislativo 6 novembre 2007 n. 202 (Attuazione della direttiva 2005/35/CE relativa all'inquinamento provocato dalle navi e conseguenti sanzioni):
Art. 8 inquinamento doloso di ambiente marino;
Art. 9 inquinamento colposo di ambiente .

Sistema sanzionatorio

Il legislatore delegato ha graduato, in base alla gravità degli illeciti ambientali commessi e rientranti tra i reati presupposto,  le sanzioni pecuniarie e interdittive applicabili agli enti.
Nel nuovo art. 25-undecies del Decreto le sanzioni pecuniarie risultano determinate in misura via via crescente nel numero delle quote – e quindi dell’importo – in base alla gravità del reato e all’entità della sanzione comminata dalla norma penale richiamata, come qui di seguito descritto.

Sanzione pecuniaria fino a 250 quote (importo massimo pari a Euro 387.342), applicabile in caso di commissione di reati sanzionati con l’ammenda o con l’arresto fino a 1 anno o fino a 2 anni in alternativa alla pena pecuniaria. Trattasi ad es. dei reati di cui:
all’art.727-bis c.p.;
agli artt. 256, commi 1, lett. a) e 6, primo periodo; 257, comma 1, lett. a) e 279, comma 5 del Codice Ambiente;
agli artt. 1, comma 1, 2, commi 1 e 2, 6, comma 4 della L. n. 150/1992; all’art. 9, comma 1 del D. Lgs. N. 202/2007.

Sanzione pecuniaria da 150 a  250 quote ( importo minimo pari a  Euro 38.734 – importo massimo pari a Euro 387.342), applicabile in caso di commissione di reati per cui è prevista la reclusione fino a 2 anni o  l’arresto fino a 2 anni. Trattasi ad es. dei reati  di cui:
all’art.733-bis c.p.;
agli artt. 137 commi 3,5, primo periodo, e 13; 256, comma 1, lett. b), 3, primo periodo e 5; 257, comma 2; 258, comma 4, secondo periodo; 259, comma 1; 260-bis, commi 6,7, secondo e terzo periodo e 8 del Codice Ambiente;
all’art. 1, comma 2 della L. n. 150/1992;
all’art. 3, comma 6 della L. n. 549/1993;
agli artt. 8, comma 1 e 9, comma 2 del D. Lgs. n. 202/2007 .
Sanzione pecuniaria da 200 a  300 quote ( importo minimo pari a  Euro 51.646 – importo massimo pari a Euro 464.811), applicabile in caso di commissione di reati per cui è prevista la pena non superiore nel massimo a 3 anni di reclusione o l’arresto fino a 3 anni. Trattasi ad es. dei reati  di cui:
all’art. 137 commi 2, 5, secondo periodo e 11; 256, comma 3, secondo periodo; 260-bis, comma 8, secondo periodo del Codice Ambiente;
all’art. 8, comma 2 del D. Lgs. n. 202/2007 .

Sanzione pecuniaria da 300 a  500 quote ( importo minimo pari a  Euro 77.469 – importo massimo pari a Euro 774.685), applicabile in caso di commissione del reato di cui all’art. 260, primo comma, del Codice Ambiente ( attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti) per cui è prevista la pena della reclusione da 1 a 6 anni .

Sanzione pecuniaria da 400 a  800 quote ( importo minimo pari a  Euro 103.292 – importo massimo pari a Euro 1.239.496), applicabile in caso di commissione del reato di cui all’art. 260, secondo comma, del Codice Ambiente ( attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti ad alta radioattività) per cui è prevista la pena della reclusione da 3 a 8 anni.

Le sanzioni interdittive applicabili all’ente, per una durata non superiore ai sei mesi, sono state ritenute applicabili dal legislatore nei  casi di condanna per i delitti previsti
A) nel Codice Ambiente
– all’art. 137, commi 2, 5, secondo periodo, e 11 (scarichi di acque reflue industriali contenenti sostanze pericolose; superamento valori limite fissati per le citate sostanze pericolose; violazione divieto di scarichi sul suolo o strati superficiali del sottosuolo; violazione del divieto di scarichi nel sottosuolo e nelle acque sotterranee);
– all’art. 256, comma 3, secondo periodo, del Codice Ambiente (gestione discarica di rifiuti non autorizzata destinata, anche in parte, allo smaltimento di rifiuti pericolosi);
– all’art. 260 (attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti).

B) nel D.Lgs. n. 202/2007 (Attuazione della direttiva 2005/35/CE relativa all'inquinamento provocato dalle navi e conseguenti sanzioni)
– all’art. 8, commi 1 (violazione dolosa del divieto di versamento in mare di sostanze inquinanti) e 2 (violazione dolosa del divieto di versamento che abbia causato   danni permanenti o di particolare gravità all’ambiente marino);
– all’art. 9 , comma 2 (violazione colposa del divieto di versamento in mare di sostanze inquinanti che abbia causato  danni permanenti o di particolare gravità all’ambiente marino) .

E’ stata infine prevista l’applicazione della sanzione più grave tra quelle contenute nel D. Lgs. n. 231/01, ossia quella dell’interdizione definitiva dall’esercizio dall’attività, ai sensi dell’art. 16 dello stesso, nel caso in cui l’ente o una sua unità organizzativa vengano stabilmente utilizzati allo scopo unico o prevalente di consentire o agevolare la commissione dei reati di cui all’articolo 260 del decreto legislativo n. 152/2006 (traffico illecito di rifiuti) e all’art. 8 del decreto legislativo n. 202/2007.

L’introduzione dell’art. 25- undecies nel decreto 231/2001  amplia – sia pure non ancora nella misura attesa – le fattispecie degli “ ecoreati” e prevede sanzioni, anche di notevole impatto economico, per quegli enti che nell’esercizio delle proprie attività non rispettano la normativa in materia di tutela dell’ambiente.

Una sempre maggiore attenzione alle tematiche ambientali è dunque oggi necessaria – e auspicabile – nell’organizzazione e nella gestione delle attività degli enti.

(Diana Strazzulli – d.strazzulli@lascalaw.com)
 

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