I requisiti di determinazione della data certa  

Con ordinanza del 3 ottobre 2018 la Corte di Cassazione ha affrontato nuovamente la questione della prova della data certa, fornendo indicazioni pratiche sulle modalità di certificazione della data di formazione di un documento.

Il caso in esame traeva origine dalla controversia tra una società di capitali fallita ed un istituto di credito. La S.r.l. fallita domandava al giudice di prime cure di dichiarare l’inefficacia – ai sensi della legge fallimentare – dell’appropriazione operata dall’istituto di credito di alcune somme risultanti dall’estratto di conto corrente, avvenuta in epoca posteriore alla sentenza dichiarativa di fallimento. In via subordinata la società argomentava in favore dell’inopponibilità degli atti di costituzione di pegno in favore della banca e dell’escussione degli stessi.

Il Tribunale accoglieva la domanda attorea respingendo le difese della banca; la sentenza veniva tuttavia impugnata dalla convenuta di fronte alla corte d’Appello. Il giudice di seconde cure, in riforma della decisione precedente, rilevava che la banca aveva correttamente prodotto il partitario del conto corrente della società e che il giudice del primo grado aveva errato nel non ritenere valida l’utilizzabilità probatoria, ritenendola priva di data certa.

Allo stesso modo i Giudici di Appello, in riferimento ai pegni osservavano altresì che la data certa degli atti costitutivi dei medesimi risultava dal timbro postale in autoprestazione

La società fallita ricorreva in Cassazione sostenendo che i partitari erano in realtà un mero elenco di movimenti stampati su fogli bianchi, privi di qualsiasi intestazione la cui provenienza e data era assolutamente dubbia dal momento che non si poteva riconoscere attendibilità alle date delle valute.

In merito alle scritture di pegno, nel proprio scritto difensivo, la società fallita sosteneva che anche i timbri postali in autoprestazione non sarebbero idonei a fornire la data certa delle stesse.

All’esito del procedimento, nella decisione in commento, la Suprema Corte osserva che effettivamente le date valute non sono idonee a provare il tempo di effettivo compimento delle operazioni sul conto corrente. Questo assunto deriva dal presupposto che gli istituti di credito utilizzano delle date valute non corrispondenti alla data effettiva dell’esecuzione dei versamenti/prelievi.

A parere della Corte, tali datazioni, mancano i presupposti di certezza di cui all’art. 2704 c.c.

Di diverso avviso, la Suprema Corte, è invece rispetto alle scritture costitutive di pegno. Coerentemente a quanto riportato in decisioni precedenti ribadisce che il timbro postale in autoprestazione è strumento idoneo a conferire certezza di data alle scritture private con cui faccia corpo unico.

Così come sostenuto nella precedente pronuncia del 28 maggio 2012 n. 8438 si osserva infatti che qualora la scrittura privata non autenticata formi un corpo unico col foglio sul quale è impresso il timbro postale, la data risultante da quest’ultimo è data certa della scrittura, perché la timbratura eseguita in un pubblico ufficio equivale ad attestazione autentica che il documento è stato inviato nel medesimo giorno in cui essa è stata eseguita.

Cass., Sez. VI Civile – 1, 3 ottobre 2018, ordinanza n. 24137

 Emanuele Varenna – e.varenna@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche

La Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 24720/18, depositata l’8 ottobre, ha ribadito c...

Responsabilita' Civile

La seconda sezione della Cassazione, con la sentenza n. 22728 del 25.09.2018, si è espressa circa l...

Responsabilita' Civile

La Corte di Cassazione torna ad occuparsi della portata oggettiva della responsabilità per custodia...

Responsabilita' Civile