Regolamento condominiale con plurime interpretazioni: il giudice di merito stabilisce come procedere.

Questo, in sintesi, quanto stabilito dalla Cassazione nella recente sentenza del 6 dicembre scorso, n. 24958/2016.

Nella sentenza in esame, infatti, la Corte – chiamata a pronunciarsi sul ricorso presentato da un condomino che in entrambi i gradi di merito aveva domandato, soccombendo, l’annullamento di una delibera condominiale con cui, in applicazione dell’art. 3 del regolamento condominiale, gli era stato impedito di far uso ad “asilo nido” del proprio appartamento – ha ribadito che “l’interpretazione del contratto e degli atti di autonomia privata – e dunque, nel caso di specie, del regolamento condominiale – costituisce un’attività riservata al giudice di merito censurabile in sede di legittimità soltanto per violazione dei criteri legali di ermeneutica contrattuale”.

Circostanza, quest’ultima, che sussiste non quando l’interpretazione data avrebbe potuto, in astratto, essere “migliore”, ma nel solo caso in cui  la stessa risulti “contraria a logica o incongrua”, e quindi “tale da non consentire il controllo del procedimento logico seguito dal giudice per giungere alla decisione” (nel caso specifico, l’art. 3 del regolamento condominiale su cui era stata assunta la delibera vietava “l’uso degli appartamenti contrario alla tranquillità dell’intero fabbricato”).

Questo in quanto –  prosegue la Corte – le censure ex art. 360, comma 1, nn. 3) e 5) c.p.c. non possono risolversi in una mera critica del risultato interpretativo raggiunto dal giudice di merito fondata sulla sola contrapposizione di una differente interpretazione del contratto tra le più letture possibili. Quella data dal giudice di merito, infatti, non deve essere l’unica possibile o la migliore, ma una delle possibili e non illogiche (cosa che, nel caso di specie, non era avvenuto, dal momento che era stata anche esperita CTU, dalla quale si era riscontrato che l’attività di asilo esercitata nell’appartamento del ricorrente era a tutti gli effetti molto rumorosa).

In punto di diritto, quindi, la Corte ha concluso statuendo che, quando di una clausola contrattuale siano possibili due o più interpretazioni plausibili, non è consentito alla parte che aveva proposto l’interpretazione poi disattesa dolersi in sede di legittimità del solo fatto che sia stata privilegiata l’altra.

Benedetta Minotti – b.minotti@lascalaw.com

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