Regolamento di competenza: la decisione non sempre impugnabile

Quando il Giudice conferma la propria competenza, senza previamente invitare le parti alla precisazione delle conclusioni, e dispone la prosecuzione del giudizio, la relativa ordinanza non può essere autonomamente impugnata col regolamento di competenza.

E’ quanto statuito dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione – con ordinanza del 29-09-2014, n. 20449 – nonché più volte confermato dalle successive pronunce, in ultimo con ordinanza del 7 marzo 2018, n. 5354, a seguito delle modifiche apportate dalla L. 69/2009, in materia di competenza del giudice, agli artt. 38  e 42 c.p.c.

Le modifiche introdotte al codice di rito, in materia di competenza,  hanno lo scopo di assicurare il corretto svolgimento del lavoro degli uffici giudiziari, imponendo di individuare immediatamente il giudice competente, evitando che eccezioni tardive possano vanificare l’istruttoria svolta, consentendo che la causa così istaurata davanti ad un giudice incompetente, possa arrivare ad una conclusione definitiva.

Tuttavia, anche la recente ordinanza della Cassazione del 7 marzo ha ribadito che quando il giudice confermi con ordinanza la propria competenza, senza aver previamente rimesso in decisione la causa, invitando le parti a precisare le proprie conclusioni, il provvedimento così emesso non assume carattere di provvedimento definitivo sulla competenza.

In tal caso, in particolare nelle cause attribuite alla competenza del tribunale in composizione monocratica, «il giudice unico, che assomma in sé le funzioni di istruzione e di decisione, quando ritenga di emettere una decisione definitiva sulla competenza, è tenuto – ai sensi degli artt. 187 e 281-bis c.p.c. – ad invitare le parti a precisare le conclusioni, in tal modo scandendo la separazione fra la fase istruttoria e quella di decisione, non potendosi ritenere che una qualunque decisione assunta in tema di competenza implichi per il giudice l’esaurimento della “potestas iudicandi” sul punto» (Cass. civile, sez. VI-3, ordinanza 7 marzo 2018, n. 5354).

Invece, ove la decisione sia emanata senza il rispetto di tale formalità, pur confermando la sussistenza della competenza e disponendo la prosecuzione del giudizio, non si configura una decisione impugnabile con il regolamento di competenza ai sensi dell’art. 42 c.p.c.

Se, viceversa, la decisione abbia contenuto negativo, perché il giudice neghi la sussistenza della propria competenza, concludendo la causa innanzi a sé, si configura una decisione impugnabile con regolamento necessario di competenza.

Infine, si segnala, che permane tutt’oggi questione controversa se l’ordinanza di incompetenza debba contenere la liquidazione delle spese processuali, sebbene la giurisprudenza di merito propenda in senso positivo, atteso che «il giudice innanzi al quale le parti, a seguito di dichiarazione di incompetenza, riassumano il processo deve provvedere sulle sole spese della fase di riassunzione e non anche su quelle della fase precedentemente svoltasi innanzi al giudice incompetente, le quali vanno liquidate da quest’ultimo» (Cass. civ. Sez. III, 07-02-2017, n. 3122, ma anche cfr. Cass. civ. Sez. VI – 3 Ordinanza, 19-11-2015, n. 23727).

Cass. civile, sez. VI-3, 7 marzo 2018, n. 5354 (leggi l’ordinanza)

Barbara Maltese – b.maltese@lascalaw.com

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