Recupero dell’onorario dell’avvocato: onere probatorio e parametri da applicare per la determinazione del compenso

L’avvocato che agisce in giudizio per ottenere il soddisfacimento di crediti inerenti ad attività prestata a favore del cliente deve dimostrare, al fine di consentire la determinazione dell’an e del quantum del proprio compenso, tanto l’avvenuto conferimento dell’incarico, che l’effettivo svolgimento della prestazione.

Così si è espresso il Tribunale di Salerno nella recente sentenza 2 febbraio 2017 n. 570, in sostanza, confermando il consolidato orientamento della Corte di Cassazione (da ultimo Cass. Civ. 4 ottobre 2016 n. 19800).

Il Tribunale ha altresì affrontato la tematica dei parametri da applicare per la liquidazione del compenso qualora lo stesso non sia stato convenuto preventivamente tra le parti.

In tale ipotesi, il Tribunale ha chiarito che il compenso del professionista andrà liquidato dal giudice applicando le tariffe professionali in vigore al momento dell’esaurimento della prestazione ovvero della cessazione dell’incarico, ai sensi del disposto di cui all’art. 2233 c.c.

Il Tribunale ha precisato, al riguardo, che quando l’attività giudiziale dell’avvocato sia terminata anteriormente alla data del 23 agosto 2012 (data di entrata in vigore del D.M. 140/12) la liquidazione delle spese andrà effettuata in base alle vecchie tariffe forensi; viceversa, allorché l’opera difensiva si sia conclusa dopo l’entrata in vigore del citato D.M., scatterà l’applicazione dei nuovi parametri per la determinazione del compenso professionale.

Tribunale di Salerno, Sez.II, 2 febbraio 2017, n. 570 (leggi la sentenza)

Valeria Bano – v.bano@lascalaw.com

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