Rappresentanza senza poteri: la forza della ratifica

Il difetto di legittimazione, della persona fisica che agisce in rappresentanza di un ente può essere sanato in qualunque stato e grado del processo ove si costituisca la parte legittimata e ratifichi l’operato del falsus procurator.

Ed anzi ciò anche quando il soggetto dotato dell’effettiva rappresentanza manifesti anche solo tacitamente la volontà di ratificare la precedente condotta del falsus procurator.

Può così riassumersi quanto dedotto dalla Corte di Cassazione, che con propria ordinanza n. 23006 depositata il 02.10.2017 ha ribadito la propria linea di interpretazione degli artt. 182 e ss. c.p.c.

Tale principio, venendo ora al caso di specie, ha trovato nuovamente terreno fertile.

Andando con ordine: a seguito del rigetto della domanda di risarcimento del danno, la società,  in persona dell’amministratore p.t., promuoveva appello avverso la sentenza del giudice di prime cure.

Intervenuto il fallimento della società appellante, si costituiva la curatela fallimentare e proprio la curatela, a seguito del rigetto dell’appello da parte della Corte di Appello di Napoli, proponeva ricorso in cassazione denunciando la violazione della l. fall., art. 43.

Se è vero infatti che il legale rappresentante della società che aveva promosso appello era privo di legittimazione processuale in quanto la procura speciale non conferiva il potere di agire in giudizio, altrettanto vero è che a seguito del fallimento della società e della definitiva perdita di legittimazione della fallita , si era costituita in giudizio la curatela.

Ecco quindi che quest’ultima ha manifestato la volontà di proseguire il giudizio facendo proprie le difese, richieste ed eccezioni già svolte dalla società fallita .

Concludendo, la costituzione in giudizio del soggetto dotato dell’effettiva rappresentanza dell’ente (nel caso in questione la curatela) e la manifestazione di volontà di ratificare il precedente operato del falsus procurator, vale a sanare il difetto di legittimazione.

Cass., 02.10.2017, n. 23006 (leggi la sentenza)

Valeria Arosio – v.arosio@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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