Rapporti pendenti nel concordato preventivo riformato tra prosecuzione e scioglimento

di Adriano Patti, in Il Fallimento, n. 3/2013

Interessante l’articolo recentemente pubblicato sulla rivista “il Fallimento” n. 3/2013 a firma di Adriano Patti nel quale viene affrontata, in modo chiaro ed esaustivo, la problematica relativa alla collocazione dei rapporti pendenti nella procedura di concordato preventivo.

Con la previsione della facoltà del debitore, nella domanda concordataria, di chiedere lo scioglimento dai contratti in corso di esecuzione o la sospensione (per non più di 60 giorni prorogabili una sola volta), il legislatore conferma la regola della ordinaria prosecuzione dei rapporti.

Il secondo comma dell’art. 169bis l.f. regola la condizione del contraente in bonis nei casi di autorizzazione  della sua controparte allo scioglimento o alla sospensione dei rapporti. L’Autore esamina analiticamente le varie ipotesi:

– nel caso di prosecuzione il contraente in bonis può agire nei confronti della sua controparte che non provveda spontaneamente alle prestazioni, anche anteriori, cui sia tenuto con un’azione di adempimento;

– nel caso di scioglimento del contratto, l’art. 169 bis, secondo comma, l.f. stabilisce che il contraente in bonis abbia diritto ad un indennizzo equivalente al risarcimento del danno conseguente al mancato adempimento e che tale credito sia soddisfatto come credito anteriore al concorso. L’Autore sottolinea coma tale previsione susciti non pochi dubbi interpretativi di natura procedimentale e sostanziale. Sotto il primo profilo ci si chiede a chi spetti la determinazione dell’indennizzo, in assenza di una esplicita previsione, in particolare in favore del giudice delegato. Sotto il secondo profilo appare urgente l’interrogativo in ordine a quale giustificazione possa essere data all’evidente disparità nel trattamento dei contraenti in bonis nei rapporti pendenti (degradati da un regime di extraconcorsualità ad uno di concorsualità, sia pure autorizzato dal giudice), in particolare nel concordato preventivo con continuità aziendale, rispetto a quello di crediti anteriori per prestazioni di beni o servizi, contenuta nell’art. 182 quinquies, quarto comma, l.f., dei quali può, al contrario, essere autorizzato il pagamento: evidentemente in via extraconcorsuale, in deroga al principio posto dall’art. 168 l.f.

L’Autore affronta poi le problematiche derivanti dal regime di trattamento dei rapporti pendenti nel concordato con continuità aziendale, ora espressamente regolato dall’art. 186 bis l.f., con particolare riguardo ai contratti di finanziamento per i quali si pone il delicato problema della conservazione delle linee di credito e, in particolare, in specifico riferimento alla concessione di affidamenti assistiti da “cessioni di portafoglio” (in virtù di anticipazioni di crediti su fatture o di altra carta commerciale) c.d. auto liquidanti, della possibilità per la banca, mandataria in rem propriam all’incasso dei crediti della debitrice finanziata anticipataria, di compensare i propri crediti anteriori alla data di presentazione della domanda di concordato con tali crediti incassati dopo. L’Autore, dopo alcune riflessioni sul tema della compensazione, precisa che, comunque, qualsivoglia decisione legata al mantenimento degli affidamenti o alla revoca di questi, è rimessa all’imprenditore e non all’istituto finanziario.

Infine, vengono affrontate le questioni relativa alla applicabilità della normativa sopra tratteggiata ai cc.dd. concordati in bianco. La delicatezza  dell’autorizzazione allo scioglimento e l’indubbia irreversibilità dei suoi effetti ha giustificato l’assunzione di posizioni sostanzialmente negative, con limitata apertura alla richiesta di sospensione, compatibile con una fase così nebulosa ed avara di discovery del debitore. Altra lettura della disposizione non ne ha escluso l’applicabilità anche alla domanda con riserva, purché sia almeno delineato il tipo di concordato preventivo in via di presentazione e rappresentata l’incidenza del rapporto in corso nella gestione ordinaria dell’impresa.

L’Autore conclude rilevando come la disciplina dei rapporti pendenti  introdotta nel concordato preventivo se incontra il favore degli operatori profila una incerta “navigazione a vista” tra rotture dei principi della concorsualità e “discontinuità” dell’impresa. L’interrogativo di fondo che riassume tutti gli altri è, infatti, di quale sia la regola adottata dal legislatore per la prosecuzione dell’attività d’impresa nel concordato preventivo.

(Luciana Cipolla – l.cipolla@lascalaw.com)

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