Quell’opera mi puzza

Sull’ammissibilità del sensory copyright.

Levola Hengelo B.V. vs. Smilde Foods B.V.; caso Heks’nkaas

In un recente post sul blog IPKat, Eleonora Rosati (qui), Associate Professor in Intellectual Property Law all’Università di Southampton, ha segnalato il rinvio di una questione pregiudiziale alla Corte di Giustizia Europea investita di dirimere un dubbio interpretativo in ordine al possibile riconoscimento del c.d. sensory copyright, ovvero l’attribuzione della tutela di diritto d’autore su un odore o un sapore.

A prima vista, potrebbe sembrare assai bizzarro qualificare come opera dell’ingegno la fragranza di un costoso profumo o la sapidità di una originale creazione da gourmet. Ma a ben vedere tutto sta nel determinare cosa si intende per «opera dell’ingegno», concetto su cui si tornerà a brevissimo.

Non va dimenticato che gli odori sono già oggetto di tutela come marchi, anche se la loro registrabilità incontra il non piccolo ostacolo della rappresentazione grafica del segno (principio per cui per ottenere la registrazione il marchio deve essere suscettibile di una descrizione letterale che sia chiara, oggettiva, univoca, completa e intellegibile; vedi il caso Sieckmann del 2002, procedimento C-273/00).

Ma come si può descrivere in tali termini un odore? Si è ricorso nel tempo a vari espedienti: la menzione del frutto che lo emana, una descrizione poetica-letteraria, rappresentazioni sinestetiche (colori), la formula chimica, indicazione di codici standard di classificazione, e infine il deposito di un campione. Tutte soluzioni che difettano di uno o più elementi tra quelli sopra citati (chiarezza, intellegibilità, univocità, ecc.).

Fintanto che non si supererà il requisito della rappresentazione grafica per ottenere la registrazione difficilmente i marchi olfattivi troveranno tutela brevettuale effettiva (proposte di modifica in tal senso sono allo studio).

Il requisito della rappresentazione grafica non è richiesto per le opere dell’ingegno. Si presume quindi che la strada del copyright possa essere più agevole, e quindi interessante, per l’industria.

Nel caso che offre il destro per questo contributo, noto come Heks’nkaas (dal nome del formaggio industriale oggetto della disputa; Levola Hengelo B.V. vs. Smilde Foods B.V.), la Corte di Appello di Arnhem-Leeuwarden (Paesi Bassi, a nord di Amsterdam) ha ritenuto martedì scorso di rivolgere alla Corte di Giustizia Europea due quesiti:

  1. La legge europea (direttiva 2001/29/CE sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società; c.d. direttiva Infosoc) sul diritto d’autore consente la protezione di un sapore?
  2. Se sì, quali requisiti devono essere rispettati per la tutela autorale?

Come prima accennato, la domanda da porsi in definitiva è cosa debba intendersi per “opera dell’ingegno”. Ebbene una chiara definizione legislativa non esiste. Esiste invece la lista delle opere considerate tali.

Secondo la Convenzione di Berna (per la protezione delle opere letterarie e artistiche riveduta a Bruxelles il 26 giugno 1948) «L’espressione “opere letterarie e artistiche” comprende ogni produzione del dominio letterario, scientifico o artistico, qualunque sia il modo o la forma d’espressione, come: libri, opuscoli e altri scritti; conferenze, allocuzioni, sermoni e altre opere della stessa natura; le opere drammatiche o drammatico-musicali, le opere coreografiche e le pantomime, la cui messa in scena sia fissata per iscritto o altrimenti; le composizioni musicali, con o senza parole; le opere cinematografiche e quelle ottenute mediante un processo analogo alla cinematografia; le opere di disegno, pittura, architettura, scultura, incisione e litografia; le opere fotografiche e quelle ottenute mediante un processo analogo alla fotografia; le opere delle arti applicate; le illustrazioni, le carte geografiche; i piani, schizzi e lavori plastici relativi alla geografia, alla topografia, all’architettura o alle scienze» (art. 2).

Di non diverso tenore è l’art. 1 della Convenzione universale sul diritto d’autore riveduta a Parigi il 24 luglio 1971, né il trattato WIPO sul copyright che rinvia alla Convenzione di Berna.

Quest’ultimo testo, tuttavia, potrebbe essere di aiuto per delineare i caratteri essenziali dell’opera dell’ingegno, elaborati in anni di pratica applicazione dai tribunali e dalle corti di tutto il mondo.

Una cosa infatti appare certa: un’opera per essere tutelata dal diritto d’autore deve consistere essere una rappresentazione esterna di una originale creazione dell’ingegno umano. Deve insomma trattarsi di un moto originale dello spirito umano, frutto di creatività, che trova una forma di espressione oggettiva esterna alla mente del creatore e percepibile dai sensi.

Creatività, originalità, espressione. Può il sapore o l’odore di un formaggio ricadere in questa definizione?

Questa è la domanda che si pone Eleonora Rosati di cui condivido le conclusioni nel ritenere che il “caso del formaggio” va tenuto d’occhio. E chissà che la Corte di Giustizia non colga l’occasione per una riflessione intima sulla natura del diritto d’autore.

Francesco Ramponef.rampone@lascalaw.com

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