Tutto quello che il mutuatario non deve chiedere mai (alla Banca)

Il Tribunale di Roma, nella sentenza in commento, è tornato a pronunciarsi sulle contestazioni che vanno tanto “di moda” tra i mutuatari, che decidono di fare causa alle Banche, respingendo in toto tutte le argomentazioni spese dagli attori.

Oggetto della vertenza era un contratto di mutuo stipulato in data 30.12.2005.

Con la prima contestazione, i mutuatari asserivano l’usurarietà degli interessi di mora pattuiti nel contratto. Il Tribunale, respingendo tale doglianza, ha sostenuto l’impossibilità di comparare elementi tra loro disomogenei (tasso di mora e TEGM) ed ha abbracciato la tesi secondo cui “la verifica dell’eventuale usurarietà del tasso di mora va effettuata raffrontandolo (n.d.r. il tasso di mora) con un TSU determinato maggiorando il TEGM dei 2,1 punti percentuali rilevati dalla Banca d’Italia nell’ambito dei suoi controlli sulle procedure degli intermediari, aumentato della metà (da maggio 2011, il TSU per gli interessi di mora sarà determinato maggiorando il TEGM del 2,1%, aumentato poi del 25% e di ulteriori quattro punti percentuali)”.

Anche l’eccezione relativa alla indeterminatezza ed indeterminabilità del tasso di interesse, a causa del rinvio al parametro dell’Euribor, è stata respinta dal Giudice. Secondo il dott. Basile, la determinazione degli interessi può anche essere pattuita per relationempurché il rinvio avvenga ad un parametro certo e determinato”, quale è appunto l’Euribor.

Ulteriore contestazione che non poteva certo mancare era quella relativa alla capitalizzazione degli interessi: conformemente alla granitica giurisprudenza sul punto, il giudice romano ha ribadito che l’applicazione dell’interesse sull’intera rata scaduta (comprensiva anche degli interessi) è espressamente consentito dalla Delibera del CICR 09.02.2000.

Più originale, ma ugualmente infondata, l’ultima doglianza.

Gli attori sostenevano che nel caso di specie ricorressero gli estremi della truffa processuale. Il Tribunale, dopo aver fornito una definizione di truffa processuale (“è configurabile il reato di truffa contrattuale quando il soggetto agente, con artifizi o raggiri, induce la controparte in errore portandola a sottoscrivere un contratto che altrimenti non avrebbe sottoscritto, così procurando a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno”), ha dichiarato di non ravvisare, dai fatti esposti e dai documenti allegati, gli estremi della fattispecie.

Alla luce di tutto ciò, il Tribunale di Roma ha rigettato le domande degli attori e li ha condannati al pagamento delle spese di lite.

Tribunale di Roma, 28 maggio 2018, n. 10862

Alessandra Buccolieri – a.buccolieri@lascalaw.com

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