Qual è la sorte dell’opposizione quando la procedura esecutiva è estinta?

L’estinzione dell’esecuzione per rinuncia del creditore comporta il venir meno dell’interesse ad agire dell’opposizione alla medesima esecuzione, opposizione proposta successivamente con riferimento alle spese indicate nel precetto, che ha esaurito i suoi effetti nella procedura dichiarata estinta. Ove il rilievo della carenza sia compiuto d’ufficio nel giudizio di legittimità, la sentenza impugnata deve essere cassata poiché la causa non poteva essere promossa.

Ove siano proposte opposizioni esecutive, l’estinzione del processo esecutivo per rinuncia del creditore, comporta la cessazione della materia del contendere per sopravvenuto difetto di interesse a proseguire il processo solamente rispetto alle opposizioni agli atti esecutivi. Permane, invece, l’interesse alla decisione per le opposizioni aventi ad oggetto il diritto di procedere all’esecuzione forzata, in rapporto all’esistenza del titolo esecutivo o del credito (In tal senso: Cass. 16 novmbre 2005, n. 23084; Cass. 24 febbraio 2011, n. 4498; Cass. 10 luglio 2014, n. 15761).

Nell’ipotesi di un’opposizione all’esecuzione esclusivamente incentrata su voci di spesa dell’atto di precetto, con l’estinzione della procedura esecutiva e del pignoramento, il precetto perde efficacia (art 481 c.p.c.). Ciò comporta la carenza di interesse ad agire come nelle opposizioni all’esecuzione riguardante la pignorabilità dei beni e nell’opposizione agli atti esecutivi.

Nel caso di specie, l’opponente ricorreva in Cassazione per veder riformata la sentenza del Tribunale di Parma che rigettava l’opposizione agli atti esecutivi presentata tardivamente oltre il termine di 20 giorni. Il ricorrente riqualificava l’opposizione come opposizione all’esecuzione. Parte resistente eccepiva l’estinzione della procedura esecutiva, per rinuncia del creditore, prima che venisse proposta opposizione.

La riqualificazione dell’opposizione come opposizione all’esecuzione anziché come opposizione agli atti esecutivi, seppur operata dalla parte e non dal Giudicante, pone in discussione il diritto del creditore ad agire in via esecutiva (In tal senso: Cass. 3 maggi 2011, n. 9698).

L’estinzione della procedura esecutiva, per rinuncia del creditore, prima che venisse promossa l’opposizione, genera una carenza originaria di interesse ad agire, ex art 100 c.p.c., rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio, anche in mancanza di contrasto tra le parti poiché costituisce requisito di trattazione della domanda nel merito.

La Corte di Cassazione provvedendo sul ricorso proposto ha cassato la sentenza di impugnata poiché la causa non poteva essere promossa per carenza dell’interesse ad agire.

Cass., Sez. lavoro, 31 maggio 2017, n. 13817

Sara Rovigo – s.rovigo@lascalaw.com

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